disbilitàdi MINO DENTIZZI

Non esiste in Molise un sistema informativo in grado di delineare il numero e le caratteristiche delle persone con disabilità.
L’unica fonte nazionale oggi disponibile per delineare un primo quadro del fenomeno, sia pur per macro aspetti, è quella fornita dall’indagine ISTAT sulle “Condizioni di salute, fattori di rischio e ricorso ai servizi sanitari” .
Partendo da questa indagine e incrociando le cifre con quelle fornite dal Censis nel suo recente rapporto sulla situazione sociale del paese, possiamo affermare, con una approssimazione in difetto dei dati, che sono più di 15.000 i non autosufficienti in Molise.
Tra questi, le persone con non autosufficienza grave, in stato di confinamento, cioè costretti in via permanente a letto, su una sedia o nella propria abitazione per impedimenti fisici o psichici, sono circa 7.000.
Esiste un modello tipicamente molisano di cura ai non autosufficienti fatto di centralità della famiglia con esercizio della funzione di assistenza e presa in carico della spesa per le esigenze dei non autosufficienti, e di un mercato privato di assistenza in cui l’offerta è garantita per la gran parte da lavoratrici straniere.
Oggi però il modello scricchiola, mostrando crepe che rendono urgente la messa in campo di soluzioni alternative. Infatti, il 60% delle famiglie con una persona non autosufficiente ha a disposizione risorse familiare scarse o insufficienti.
Altre cause dell’indebolimento del sistema “famiglia” è che il nucleo familiare è sempre più piccolo, quindi sono sempre meno le persone che possono dedicarsi all’assistenza dei non autosufficienti, e che nei piccoli paesi molisani le famiglie sono perlopiù composte da anziani o addirittura da non autosufficienti, che logicamente hanno difficoltà ad assistersi vicendevolmente.
Il Piano per la non autosufficienza della Regione Molise prevede interventi a favore di 426 pazienti, a cui si aggiungono 21 persone affette da SLA e poco meno di n. 200 ospiti dei Centri Socio Educativi Diurni per un totale di soggetti fragili presi in carico dagli Ambiti Territoriali di Zona soltanto di 647 unità.
E chiaramente sono interventi che danno un parziale sostegno (tradotto in soldoni meno di 5.000 euro l’anno) alle famiglie che si occupano 24 ore su 24 dei loro parenti disabili.
E le altre sei mila persone non autosufficienti?

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