ospedale-veneziale-iserniaL’unica nota positiva è rappresentata dall’apertura – data per imminente – delle nuove sale operatorie realizzate nel 2010, ma mai entrate in funzione perché le barelle non entravano negli ascensori. Per il resto tira aria di smantellamento al Veneziale di Isernia. I posti letto sono ridotti all’osso e i pazienti restano parcheggiati al pronto soccorso anche per quattro o cinque giorni prima di entrare nel reparto. Anche il personale è carente, non solo all’emergenza, ma anche negli altri reparti, a partire da medicina, uno dei più affollati. In queste condizioni diventa proibitiva la missione di garantire uno straccio d’assistenza ai pazienti. E poi le lunghe attese per gli esami urgenti. Nel frattempo i cittadini segnalano nuovi disagi. L’ambulatorio di Ortopedia viene garantito solamente due volte a settimana, a fronte dei numerosi pazienti che necessitano del servizio. Problemi anche nel reparto, dove non sarebbe garantita la fisioterapia, soprattutto nella fase di riabilitazione post operatoria: si resta a letto per giorni, in attesa di tempi migliori. Ma i tagli non salvano nemmeno il distretto sanitario. Più facile vincere al gratta e vinci che ottenere la visita a domicilio di un fisiatra: ce n’è uno solo per poche ore alla settimana. Si aspetta mesi. E senza il suo intervento, non può essere avviata nemmeno la fisioterapia a domicilio. In tutto questo il personale in servizio fa i salti mortali pur di assistere i pazienti, sia nei reparti sia sul fronte della medicina territoriale, nei fatti mai potenziata. Per il personale i turni di riposo diventano un optional e le ferie un miraggio. Anzi, sono vietate (almeno fino al 15 dicembre), ha denunciato il sindacato Anaao-Assomed. E la tensione sale, perché il blocco delle assunzioni impedisce di rimpiazzare chi va in pensione. La sanità a Isernia lentamente muore, così come sta accadendo al Santissimo Rosario di Venafro e al Caracciolo di Agnone.

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