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Attualità - Editoriali - Idee e opinioni - Politica - QD - 28 Novembre 2015

La sanità di Paolo Frattura non piace ai molisani

IMG_8580di MANUELE MARTELLI

Nell’ultima puntata di Moby Dick in onda tutto lo sdegno e la delusione dei molisani rispetto alle politiche di riorganizzazione sanitaria e alle promesse disattese del governo regionale: tantissimi i messaggi dei telespettatori che hanno interagito in diretta collegandosi alla pagina Facebook di Telemolise.

Disservizi diffusi, tagli, carenza di personale e medicinali, reparti smantellati, tempi di attesa lunghissimi, turni massacranti per il personale medico e gli infermieri, la sanità di Paolo Frattura non piace ai molisani. Un quadro impietoso emerso nel corso dell’ultima puntata di Moby Dick, condotta da Giovanni Minicozzi, che ha ospitato un confronto tra l’avvocato Massimo Romano, il vice sindaco di Venafro, Alfredo Ricci, legale dei comitati ProVietri di Larino e Santissimo Rosario di Venafro, Giovanni Pulella, consigliere nazionale di ANAO ASSOMED e i due dirigenti medici Angelo Di Stefano e Giuseppe Laurelli. “Io sono abbastanza sconvolto dalla superficialità e dalla irresponsabilità con le quali la classe dirigente della Regione sta affrontando questa fase così delicata: più che una politica di riorganizzazione sanitaria a me sembra il gioco dei pacchi di Affari Tuoi. Io credo che oggi nessuno possa dire di sapere cosa Frattura va a dire a Roma al tavolo tecnico riguardo alla riorganizzazione della sanità molisana che non è cosa privata del Commissario o del suo ‘giro’ ma è patrimonio di tutti i cittadini molisani”, così Massimo Romano. Appassionato anche l’intervento del dirigente medico Di Stefano che ha ricordato come Paolo Frattura in campagna elettorale avesse promesso, a destra e a manca, di non chiudere alcun presidio ospedaliero; l’ortopedico del Cardarelli di Campobasso ha anche denunciato gli straripanti stipendi dei dirigenti Asrem “che arrivano a percepire sino a 140.000 euro all’anno”. In questa direzione anche i contributi esterni dei rappresentanti dei Comitati Pro Vietri di Larino e Santissimo Rosario di Venafro, delusi e amareggiati dalle promesse puntualmente non mantenute dal governatore Frattura che, come ha ricordato un’accalorata Carolina Mancini, “in campagna elettorale ha finanziato con 250 euro il ricorso al Tar contro la chiusura del Vietri di Larino”. L’avvocato Alfredo Ricci ha mostrato in diretta il contratto che il candidato presidente Frattura firmò con i cittadini di Venafro, “nella sala conferenze del ‘SS. Rosario’ e poco prima delle elezioni regionali del febbraio 2013”, con i quali si impegnò pubblicamene a non smantellare il presidio ospedaliero, salvo poi trovare il coraggio di affermare in diretta tv, ospite di un’altra puntata di Moby Dick: “Ho firmato quel contratto senza leggerlo”. Piuttosto critico l’intervento telefonico di Don Francesco Martino, in rappresentanza dell’Ospedale Caracciolo di Agnone, che ha denunciato chiaramente il deficit di governance nella sanità molisana e ha aggiunto: “Siamo appesi alla benevolenza della Regione Abruzzo per salvare il nostro ospedale”. Il contributo di Carmine Vasile, della Federazione Italiana Autonomie Locali e Sanità, ha poi chiarito la scottante questione del personale precario in servizio presso le strutture ospedaliere molisane: “Nessuna novità”. Impietosi anche i commenti dei tantissimi cittadini molisani che hanno interagito in diretta collegandosi alla pagina Facebook di Telemolise: quasi tutti indirizzati nel denunciare gli spropositati e biblici tempi di attesa, l’ignavia della politica regionale, lo stato di precarietà degli infermieri, il blocco delle assunzioni, l’elevata tassazione che strangola le famiglie a causa di un debito sanitario ormai insostenibile. Insomma, delusione, rabbia e forte preoccupazione per lo stato di salute della sanità molisana, nonostante i proclami e l’ottimismo strombazzati in questi giorni dal presidente della Regione.

1 commento

  1. Salve a tutti, vi invio questo commento perchè sono un medico ed ho a cuore la salute dei cittadini molisani. Proprio per questo motivo, reputo giusta la chiusura dei presidi minori e cercherò di spiegare il perchè: partiamo dal presupposto che un Ospedale, sia che funzioni (e lo si può rilevare dal numero di accessi di P.S., dai DRG dei Reparti, dalla frequenza dei ricoveri dei medesimi pazienti, dai giorni medi di degenza),che non funzioni, costa alla Regione la medesima cifra. C’è l’idea diffusa nella popolazione che avere un Presidio “VICINO CASA” possa costituire un’ancora di salvezza e quindi, giustamente, si è portati a difendere ciò che, nelle nostre idee, potrebbe o dovrebbe rappresentare un Servizio “salva-vita”. Nessuno però spiega alla popolazione che nelle vere emergenze e parlo di patologie comuni nella popolazione anziana quali l’infarto, l’ictus etc, ciò che fà la differenza è il tempo di intervento dal momento in cui l’insulto compare… vitali sono in genere le prime tre ore. Ora mettiamo il caso che un cittadino abbia un infarto e che lo stesso si rechi agli ospedali di Larino o di Venafro, che non sono dotati di UTIC o di Servizi di rapida assistenza, lo stesso, probabilmente avrà perso, per la registrazione al Pronto Soccorso, la visita, l’ECG, la richiesta dei marcatori di necrosi cardiaca ed il successivo trasporto presso il Presidio vicino attrezzato, il tempo che avrebbe potuto salvargli la vita. Per far ciò ovviamente, indispensabile è la copertura H24 dei restanti Presidi e parlo di Isernia, Campobasso e Termoli; cosa questa possibile solo attraverso la ridistribuzione dei lavoratori nei Presidi vicini. Io penso che nessun lavoratore di un’azienda privata si sarebbe mai sognato di tirarsi indietro se il suo datore di lavoro gli avesse prospettato una dislocazione a 15-25 km dal posto in cui lavorava, al fine di ottimizzare il Servizio offerto.

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