fratturismodi PASQUALE DI BELLO

La mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle nei confronti del presidente della Regione Molise, Paolo di Laura frattura, sottoscritta anche dai consiglieri regionali del centrodestra, rischia di trasformarsi in una azione velleitaria se ad essa non si affiancherà un’iniziativa parallela all’interno della società.

Che la luna di miele tra Paolo di Laura Frattura e il popolo molisano sia terminata, non è un mistero. A guardare bene, l’idillio è durato veramente poco: forse i soli mesi a cavallo delle elezioni regionali del 2013, avvenute in febbraio. Indicativamente da gennaio ad aprile: due mesi prima e due dopo la tornata elettorale. Il solo e brevissimo tempo per i molisani di archiviare la stagione Iorio e di prendere immediatamente atto d’averci messo una toppa peggiore del buco che si voleva chiudere. E nemmeno una toppa, una pezza. Perché quello a cui abbiamo assistito in questi due anni e mezzo di governo regionale non è stato un librarsi di stendardi al vento ma solo un costante e raccapricciante volare di stracci gabellati per bandiere. Se Frattura oggi dovesse essere processato, non lo sarebbe certo per il campo minato di questioni che comunque lo assediano. Non sarebbe per la Biocom, né per gli intrecci societari, non sarebbe per le frequentazioni spericolate né per le cene con tentata estorsione e doglianza a scoppio ritardato (quelle, per capirci, analoghe al caso di chi si prende un ceffone a gennaio e lo restituisce a dicembre). Non sarebbe per nulla di tutto questo e nemmeno per le ville popolate da allegri fantasmi che fanno evaporare mobili e suppellettili, infissi e persino il vasone del cesso. No, non sarebbe per questo. Tutto questo sarebbe solo il contorno ad una pietanza che porta un nome ben preciso: tradimento. E’ questo il vero piatto forte della questione Frattura, il tradimento di ogni promessa fatta e, di conseguenza, il tradimento delle fiducia ricevuta dai molisani, lo scoperchiamento di una sequenza colossale di errori, incapacità, mezze verità e colossali bugie (vedi ospedale di Venafro). Presentatosi come il futuro artefice di una palingenesi politico-amministrativa, Frattura si è rivelato progressivamente l’espressione del conservatorismo più tetro delle camarille giunte per caso al potere e di una restaurazione dorotea di stampo collerico-autoritario. L’immagine dell’arringa abusiva pronunciata in spregio al decoro dell’aula consiliare in occasione del dibattito sul caso Scarabeo, crediamo sia rimasta negli occhi di tutti. L’attacco scomposto sferrato in quella circostanza alla stampa e ai giornalisti che ne avevano criticato l’operato, crediamo siano ancora negli occhi di tutti, e nelle orecchie di tutti le parole velenose che cascavano come pipistrelli dalla bocca del governatore.

 

Da cantore di sorti magnifiche e progressive a poeta della catastrofe, il passo è stato breve. Tradimento su tutta la linea: lavoro, sanità, infrastrutture, cultura, sociale, economia. Questi i campi amministrativi, i comparti e i blocchi sociali letteralmente devastati in due anni e mezzo di governo. Per non parlare del contesto politico, finito in mano a furbastri tutti in orbita attorno al PD o al “Molise di tutti”, cagliostrelli espressione della ciabattoneria trasformistico-consociativa più disgustosa mai vista in Molise. I riposizionamenti a cui abbiamo assistito in occasione dell’elezione del presidente del Consiglio regionale, i salti della quaglia e i cambi di casacca di quattro pollastri terrorizzati dall’idea di perdere poltrona e prebende sono oggi la rappresentazione esteriore più evidente di un governo della cosa pubblica e di una politica affidati a mezzecalzette e magliari. A poco servono, se ci sono, singole individualità capaci di distinguersi in un corpaccione istituzionale ormai devastato dalle metastasi.

 

Il fratturismo, a differenza dello iorismo che peccava di delega e aveva più centri decisionali, è una degenerazione autoritaria dell’esercizio del potere, è il tentativo di un uomo di porsi da solo al comando, finito con la certezza di un uomo solo allo sbando. Davanti a questo stato di cose, la mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle e sottoscritta dai quattro consiglieri di opposizione del centrodestra non servirà a nulla se, parallelamente, nella società non comincerà a prendere corpo una missione di sfiducia capace di denunciare una deriva autoritaria contrabbandata per partecipazione e democrazia. Una denuncia che dovrà necessariamente andare oltre il mondo istituzionale e affermarsi in ogni contesto dell’agire civile: in fabbrica e negli uffici, nelle scuole e nell’università, nelle parrocchie e nei sindacati, nei luoghi di cultura e in quelli del volontariato, nel mondo delle professioni e in quello dell’impresa.

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