petrocelliHa tempo per ripensarci fino a mezzanotte di domani, venerdì 13 novembre, ma la decisione per Lenio Petrocelli, pur se circondata da uno strettissimo riserbo, sembra oramai presa.
Il sindaco di Acquaviva d’Isernia, appena rieletto per la seconda volta, con una maggioranza bulgara, la scorsa primavera, si è dimesso dal suo incarico lo scorso 24 ottobre. In paese nessuno era al corrente della sua decisione o, per lo meno, era stata praticamente secretata. Infatti nè gli assessori, né i consiglieri comunali hanno ritenuto opportuno informarne la cittadinanza. Chissà perchè. Altrettanto riserbo sulle motivazioni delle dimissioni.
Una notizia come tante, nel panorama della cronaca amministrativa molisana, dove i sindaci vanno e vengono, ma Acquaviva d’Isernia, in questo momento, è il paese di cui si parla. È il paese da cui partì il due dicembre dello scorso anno la maxi-operazione della Procura e della Finanza di Isernia che ha portato all’inchiesta sull’appaltoli molisana che vede indagate ben 144 persone.
Magari le dimissioni di Lenio Petrocelli non hanno niente a che vedere con gli sviluppi dell’inchiesta, ma sono un fatto secondario che coinvolge proprio uno dei personaggi chiave di un’indagine che, come riportato dall’Ansa lo scorso 14 ottobre, parlava di un ‘Sistema’ orchestrato e diretto da un imprenditore e da un funzionario dell’Ufficio Gestione fondi strutturali della Regione. Tutto sarebbe stato finalizzato a creare una rete di amministrazioni ‘amiche’ attraverso l’inclusione di queste ultime nella programmazione dei finanziamenti Cipe per il dissesto idrogeologico, con motivazioni non legate alle reali esigenze di tutela ambientale e di protezione civile, ma solo per garantire l’aggiudicazione di ingenti opere pubbliche alle imprese riconducibili all’imprenditore. L’organizzazione avrebbe avuto il suo punto di forza nell’accesso diretto ai centri decisionali nei ministeri, assicurando la veicolazione di finanziamenti del Ministero dell’Ambiente rientranti nel piano ‘Italia Sicura’. Piano che prevedeva fondi per quasi due miliardi di euro con 1155 interventi in tutta Italia nel solo 2015. La ‘chiave’ utilizzata per poter avere collegamenti a Roma, sempre secondo la ricostruzione fatta dalla Finanza, era un ex senatore ed europarlamentare calabrese dell’Udc. Ci sarebbe poi un ulteriore canale: un manager in quota ad un importante partito politico. Durante le indagini ci sono state numerose perquisizioni oltre a sequestri e acquisizioni di documenti. Sono stati accertati inoltre casi di sorteggi truccati, falsificazione di atti amministrativi e simulazione di necessità di urgenza. I finanzieri si sono pure imbattuti in casi di assenteismo tra i dipendenti del Servizio difesa del suolo della Regione Molise e quattro persone sono state denunciate per truffa.

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