foto san Giorgiodi Silvia Valente

Panchine deturpate, muri imbrattati, scritte che campeggiano sulle facciate degli edifici: uno scenario che fa pensare alle periferie delle grandi città, ai quartieri popolari delle aree metropolitane. Un’immagine fin troppo stereotipata perché, al contrario, il problema dei graffiti selvaggi interessa anche realtà più piccole e Campobasso ne dà dimostrazione. Purtroppo, però, ad essere colpite non sono soltanto le zone defilate: anche il centro cittadino è diventato un bersaglio facile di quelli che, sbagliando, amano definirsi «writers», accostandosi illegittimamente agli artisti di strada e che con loro non hanno nulla a che vedere. C’è una differenza sostanziale tra chi contribuisce, nella legalità, a svolgere un lavoro di recupero urbano attraverso l’arte – come dimostrano i murales di via S. Giovanni – e chi al contrario fa dello scempio grafico un’azione di protesta che di artistico e di rivoluzionario non ha proprio niente.
La chiesa di S. Giorgio a Campobasso, uno degli edifici più rappresentativi del centro storico, è solo l’ultima, in ordine di tempo, ad aver subito l’attacco delle bombolette spray ma sono tanti gli esempi che si potrebbero fare e che si riferiscono a luoghi di interesse storico e artistico. La scultura di Gino Marotta nella centralissima Villa dei Cannoni è ormai oggetto di quotidiani scempi e a nulla sono valsi gli sforzi dei volontari che l’hanno ripulita. Gli stessi volontari che oggi esprimono solidarietà al parroco Don Luigi e chiedono più severità per i responsabili di questi gesti. «Il fatto che gli scempi grafici – dicono i volontari – si trovino e permangano a lungo su edifici istituzionali dà la misura della mancanza di sensibilità al tema da parte di chi ricopre incarichi pubblici». E in effetti notare scarabocchi proprio sulla facciata del Comune o all’assessorato ai Lavori Pubblici in pieno centro città, non aiuta a diffondere il senso di decoro per il bene comune. I volontari delle opere di ripulitura chiedono maggiori controlli, pene più severe e invitano le forze dell’ordine ad intensificare gli incontri con le scuole per spiegare i rischi che si corrono. Un invito esteso anche ai parroci affinché la chiesa diventi un luogo più accogliente per i giovani. Uno dei messaggi più ripetuti sui muri della città è un invito: PENSA. E’ lecito domandarsi se l’autore lo rivolga a se stesso quando preme il dito sulla bomboletta spray.

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