10859663_505316449607708_439100102_ndi GIOVANNI DI TOTA

Ridisegnare i confini, assemblare territori, sistemare province e capoluoghi. Tutto su una scrivania, davanti a una cartina geografica, di quelle che una volta – oggi ci sono lavagne magnetiche o maxischermi al led – erano attaccate, bellissime, nelle aule delle classi elementari.
Ci hanno provato in tanti, nell’ultimo ventennio una decina di casi. L’ultimo quello di Roberto Morassut, parlamentare del Pd con un passato in commissione ambiente al Comune di Roma e autore di Malaroma, un libro che racconta – come dice il sottotitolo – dal modello Roma al malaffare Alemanno. Ovviamente, dice Morassut, il modello è quello riferito al periodo in cui nella capitale amministrava anche lui.
Ebbene, insieme al collega Ranucci, il deputato capitolino ha depositato il disegno di legge che divide l’Italia in dodici regioni.
Con la Lega nord agli albori, ci aveva provato Gianfranco Miglio a dividere la penisola in tre. Nord, centro e sud, in un progetto che mirava a tenere il più lontano possibile il settentrione dall’area “hic sunt leones”.
La sua idea fu affondata dalle dodici macro regioni della fondazione Agnelli, nei primi anni Novanta. Poi, il secessionismo leghista si è sempre più annacquato e con esso hanno perso consistenza e fascino anche i puzzle che di volta in volta sono stati realizzati a tavolino.
Solo nel Molise c’è l’imbarazzo della scelta: Moldaunia, dice qualcuno, ipotizzando la fusione con la provincia di Foggia. No, meglio Molisannio, replicano altri, preferendo il matrimonio con Benevento e Avellino. Ma se tornassimo con i cugini abruzzesi? E’ l’alternativa che prevede un ritorno al passato nemmeno tanto lontano. Poche miglia di ettari, la nostra regione, e tanta indecisione. Ne hanno fatto il loro verbo, quello del confondere cittadini e amministratori, Ranucci e Morassut, ricorrendo peraltro a un vocabolario di altri tempi. Il Molise, per restare solo alla nostra regione, verrebbe diviso in due. Da una parte Isernia, con la regione Adriatica insieme ad Abruzzo e Marche. Dall’altra Campobasso, con la regione di Ponente, che sa tanto di previsioni del tempo e di Bernacca. Campobasso con la Puglia e la provincia di Matera.
Qualcuno, originario di queste parti, potrebbe dire: ma che ci azzecca? I due giocatori di risiko, Morassut e Ranucci, sono stati già freddati dal vice segretario del loro partito e presidente della Regione Friuli: “Non si tratta solo di ridisegnare i confini delle Regioni – ha detto Deborah Serracchiani – ma anche competenze, funzioni, servizi, risorse economiche e umane”. Ecco, risorse umane. Tradotto: i cittadini. Forse sarebbe il caso di chiedere cosa pensano le persone, le famiglie, i lavoratori, coinvolgendoli in scelte che riguardano la loro vita di ogni giorno. Ultima annotazione: ma i presidenti delle Regioni, quando si vedono nella Conferenza, di cosa parlano?

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