Il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Roma, 31 gennaio 2015. ANSA/UFFICIO STAMPA QUIRINALE ++HO - NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

Finora, in questi sette mesi di presidenza, si è sentito raramente il capo dello Stato fare raccomandazioni o accuse, o richiamare la politica alle sue responsabilità. E, dunque, ieri quando ha parlato del vero «limite italiano» che sta nell’incapacità di fare squadra, in quel riflesso a dividersi su ogni cosa, è come se avesse voluto dare un primo segnale. Anche quando chiede alla classe dirigente «visione e lungimiranza» nella gestione delle sfide presenti e future. «La natura è stata straordinariamente prodiga con l’Italia. Dobbiamo riconoscere che non sempre siamo stati all’altezza. A volte abbiamo trascurato, perfino deturpato i doni e i talenti ricevuti. Molto spesso – ecco forse l’autentico limite nazionale – non siamo riusciti a fare sistema, a giocare in squadra, presi come spesso accade dalle nostre divisioni non di rado artificiose».

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