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di Enzo Di Gaetano

È finita dopo solo due anni e cinque mesi la breve stagione dell’amministrazione di centrosinistra al comune di Isernia.
Il bilancio di previsione è stato bocciato con 19 voti contro. I dodici dell’opposizione di centrodestra più tre del Partito Democratico, tre ex rappresentanti della lista di Brasiello e il voto del rappresentante dell’Udc, Domenico Di Baggio.
L’analisi politica di un avvenimento così traumatico, che porta Isernia al terzo commissariamento nel giro di tre anni, è semplice: la spaccatura del Pd, con tre suoi rappresentanti che hanno votato contro Brasiello è stata determinante. Se il Pd fosse rimasto unito, il bilancio sarebbe passato e Brasiello continuerebbe a fare il sindaco. Ma cosa e chi si nasconde dietro i tre democratici, Bontempo, Scarabeo e Monaco che hanno votato contro è ancora presto per capirlo. Si parla di una regia occulta che ha voluto assestare un colpo mortale a uno dei sindaci di più stretta osservanza Fratturiana, come Luigi Brasiello.
Certo è che proprio il Pd diviso in due ha provocato la caduta di un sindaco eletto con le primarie del Pd.
Eppure ci sono stati tentativi di ricucitura fino all’ultimo secondo, le indiscrezioni parlano dello stesso Frattura che avrebbe chiamato, uno ad uno, almeno sei dei sette dissidenti. Niente da fare, il destino di Brasiello era segnato.
Le minoranze, dal loro canto, hanno parlato di un centrosinistra che si è praticamente suicidato, incapace di governare e di garantire l’amministrazione di Isernia. Ma se c’è qualcuno che si è suicidato oggi a Palazzo San Francesco è stato certamente il Pd.

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