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Apertura - Attualità - QD - Regione - 30 Agosto 2015

Caporalato. La FLAI-CGIL lancia l’allarme: “Non sottovalutare il fenomeno in Molise”

caporalatoI fatti delle ultime ore pongono anche per il Molise l’attenzione sul fenomeno del caporalato. La cronaca registra  il maxi bliz a Sesto Campano coordinato dalla Prefettura e Questura di Isernia e messa in atto dal Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia di Isernia, che ha fatto scoprire   47 braccianti agricoli  di nazionalità bulgara senza contratto di lavoro. La FLAI-CGIL lancia l’allarme: “Un fenomeno da non sottovalutare”.

I fatti di cronaca dell’estate 2015 come da anni tristemente avviene, conferma l’esistenza di un mondo particolare e molto diffuso che ruota attorno al settore agricolo, un mondo all’interno del quale,  il caporalato e il lavoro irregolare  nonché sfruttato, diventa sempre  più la regola e non l’eccezione. Ci si accorge di tutto ciò, solo dopo l’ennesima notizia di una operaia morta in un campo pugliese, a cui sono seguite tante prese di posizioni pubbliche  delle istituzioni, sono state espresse tante idee per contrastare il fenomeno del caporalato, ma ad oggi nulla è cambiato.  E così anche in Molise , la cronaca registra  il maxi bliz a Sesto Campano coordinato dalla Prefettura e Questura di Isernia e messa in atto dal Corpo Forestale dello Stato e alla Polizia di Isernia, che ha fatto scoprire   47 braccianti agricoli  di nazionalità bulgara senza contratto di lavoro. Che il fenomeno fosse diffuso era evidente a molti, i dati nazionali sul lavoro nero collocano la Regione Molise al secondo posto dopo la Calabria in termini percentuali, e il settore agricolo purtroppo è tra quelli maggiormente esposti.

La Flai Cgil  nazionale è da anni che denuncia e contrasta il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento nel mercato del lavoro agricolo. Un mercato dove trova spazio la possibilità di reclutare manodopera attraverso una intermediazione illecita che si esplicita  con l’attività di caporalato. Un fenomeno  le cui conseguenze producono  uno sfruttamento che spesso ricade sugli ultimi, sui lavoratori che vengono dall’estero, ricattabili  e che divengono spesso gli invisibili della società.

Nella nostra Regione, la cronaca di oggi ci riconduce alle vicende di qualche anno fa

–ricordiamo  il caso aberrante di Radu Gheorghe bracciante agricolo che colto da un malore , non  è stato soccorso ed è morto nel 2008 abbandonato nelle campagne del basso Molise  vicino al campo dove lavorava- fa emergere una realtà insopportabile.

Anche se i casi di sfruttamento in Molise  non risultano essere massivi ed estesi  non possono  e non devono essere sottovalutati o trascurati. Il reato di caporalato viene definito un reato spia, ovvero quasi sempre a tale reato se ne associano altri come truffe per salari non pagati, sottrazione di documenti, riduzione in schiavitù.

In Molise si diceva che tale fenomeno è latente, il difficile reperimento di informazioni  di carattere statistico ci può far sottostimare il dato reale.  Frequenti sono i casi di  quelle che si definiscono “parziali irregolarità” che riguardano giornate omesse, lavoro sottopagato non dichiarato. Questa serie di irregolarità oltre a violare i diritti  genera evasione fiscale e contributiva con ripercussioni negative sia sulla creazione di ricchezza nel nostro paese, che verso quelle  aziende agricole che invece rispettano le regole e i contratti di lavoro.

La FLAI CGIL Molise, ritiene necessario  porre grande attenzione  al mercato del lavoro agricolo con attività di monitoraggio ispettivo continuo e  coinvolgendo i vari livelli istituzionali.

C’è la necessità di  definire una politica di alleanze  che tuteli  uomini e donne che vengono violati non solo nei diritti e nelle tutele sindacali ma anche nel godimento di diritti universali   e che valorizzi le aziende oneste. L’eccellenza dell’agricoltura italiana passa anche attraverso il contrasto all’illegalità e il rispetto dei diritti dei lavoratori.

La FLAI CGIL chiede quindi alle istituzioni, di attivare da subito un tavolo tra le OO.SS. la Regione, i Comuni, l’Inps,  l’Inail, i Centri per l’impiego, le DTL  e le associazioni datoriali al fine di coordinare e monitorare meglio le iniziative sia repressive sia di sensibilizzazione e presa di coscienza sul tema.

 

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