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mercoledì, Luglio 17, 2024

Caporalato, una piaga tra Puglia e Molise. Analisi di una dramma nel ricordo di George Radu

AperturaCaporalato, una piaga tra Puglia e Molise. Analisi di una dramma nel ricordo di George Radu

agricoltura-lavoro-campi-immigrazione-stranierodi GIOVANNI DI TOTA

Il dramma del caporalato e dello sfruttamento è un fenomeno dal quale il Molise non è immune. Nel 2008 il dramma di George Radu, bracciante agricolo rumeno morto nelle campagne di Nuova Cliternia.

Alzare il livello di guardia contro questa piaga. E’ la presa di posizione di Maurizio Martina e Andrea Orlando, ministro delle politiche agricole il primo della giustizia il secondo.

“Il caporalato – hanno detto – nel nostro paese è una piaga purtroppo ancora aperta e queste settimane ci hanno consegnato fatti drammatici che nessuno può minimizzare. Morire di lavoro nei campi – hanno aggiunto Martina e Orlando – e lavorare a due euro l’ora è inaccettabile, così come lo sono gli atteggiamenti omertosi che avvolgono troppo spesso questi fatti”.

Un fenomeno, quello del reclutamento dei clandestini e della manodopera di ragazzi per lo più nordafricani, che ha radici molto profonde in Campania e nelle campagne dell’hinterland foggiano, ma dal quale il Molise non è immune.

Il ricordo del giovane George Radu bracciante agricolo rumeno, trovato morto il 29 luglio del 2008 per stenti e sfinimento nelle campagne di Nuova Cliternia è ancora fresco. Il processo in corso dovrà stabilire la verità. Ma è accertato che la raccolta di pomodori nell’immediato entroterra della costa avviene anche grazie al lavoro di africani, E al confine tra Molise e Puglia, lungo la statale Adriatica, è facile e frequente imbattersi in accampamenti improvvisati di giovani di colore che, dopo una giornata di lavoro pagata due euro l’ora, provano a riposarsi dentro improbabili ripari. Il ricorso saltuario a quelle braccia diventa regola appena ci si addentra nel Gargano e la pianura si apre alla provincia di Foggia.

“La necessità di alzare il livello di consapevolezza e contrasto a questi fenomeni – hanno sottolineato i ministri Orlando e Martina – è un dovere immediato per noi”. I ministri propongono di partire “da una strategia per rafforzare i controlli ispettivi.

Domani si terrà un vertice nazionale a partire da questa priorità a cui deve contribuire in modo significativo anche il nascente Ispettorato nazionale del lavoro e un modello organizzativo in grado di attivare rapidamente task force locali. Ma anche gli imprenditori devono metterci del loro per contrastare il caporalato. L’idea dei bei sequestrati, come avviene per i mafiosi, è già allo studio. Il costante arrivo sul nostro suolo di migliaia di disperati, aumenta a dismisura i rischi di impossessarsi con estrema facilità del destino di questi disperati. Per questo la possibile estensione della misura di prevenzione patrimoniale antimafia a chi si avvale di caporali, alla responsabilità dell’impresa che ne beneficia ‘a valle’ e all’avvio operativo di programmi specifici per sostenere e accompagnare il lavoratore che denuncia il proprio caporale, sono le misure che possono porre un argine a questo ignobile ritorno alla schiavitù.

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