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Apertura - Attualità - Evidenza - QD - 30 Luglio 2015

Autostrada, parla Di Pietro: avrebbe rilanciato la nostra economia, spero almeno che non si facciano soffiare i 200milioni stanziati

iacopino ciarlante di pietroL’autostrada del Molise era un suo pallino. In questa opera vedeva una grande opportunità di sviluppo per la sua terra. Non a caso quando era ministro Antonio Di Pietro fece in modo di finanziarla. Lavorò gomito a gomito con l’allora presidente della Regione Michele Iorio per concretizzare un progetto che proprio in questi giorni è stato rinchiuso in un cassetto. Forse per sempre. Durante l’incontro organizzato in ricordo del collega Francesco Casale è stato inevitabile parlarne: «Credo ancora – ha detto Di Pietro – che un collegamento fra il Tirreno e l’Adriatico che attraversi il Molise sia utile per la nostra regione. Un progetto serio non farebbe affatto danni, anzi permetterebbe di rilanciare la nostra economia. A questo punto spero che non facciano sparire anche i 200 milioni che avevo stanziato quando ero ministro. Ma il problema – ha aggiunto – è che a Roma oggi contiamo come il due di picche…». Ma l’ex pm ha parlato soprattutto della «sua» Mani Pulite. Tangentopoli sembrava aver rimosso dall’Italia il cancro della corruzione, invece Mafia Capitale dimostra che nulla è cambiato. Semmai le cose sono peggiorate: «Sì è scoperta la malattia, ma anziché pensare a trovare le medicine – ha detto ancora Di Pietro – se la sono presa con i medici, se la sono presa con la magistratura. È successo ciò che accade nella giungla: alla fine ci hanno rimesso solo i più deboli. I più forti e i più furbi, invece, non solo non hanno pagato, ma sono andati in Parlamento – ha concluso Di Pietro – e si sono fatti approvare le leggi per non essere processati». Della corruzione e dell’Italia che non cambia ne ha parlato anche Enzo Iacopino, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti: «Corruzione? No, le cose non sono cambiate. È solo aumentata la percentuale delle tangenti, perché oggi è più difficile fare le cose sottobanco, mi ha detto un imputato di Tangentopoli. Oggi ciò che mi colpisce sono i cittadini: assistono passivamente a tutto questo, sono più attratti dal gossip. Eppure – ha concluso – quelli sono soldi sottratti alla collettività».

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