di ANNA MARIA DI MATTEO

Ancora una bocciatura per la Regione. Stavolta è arrivata dalla giustizia amministrativa che ha dato ragione al piccolo Comune di Ripabottoni, che si era rivolto al Tar contro la decisione del governo di Paolo Frattura di escludere dalla ricostruzione post-terremoto, ben 44 Peu per un importo complessivo di 23 milioni di euro. Una vicenda che riporta alla mente la sfida vinta dal giovane Davide contro il gigante Golia. Davide, in questo caso è il piccolo comune del cratere, Golia la Regione che, forte del suo potere, pensava di poter decidere delle sorti dei cittadini di Ripabottoni che dal 2002 attendono di rientrare nelle proprie case. Ma non ha fatto i conti con la determinazione del sindaco Orazio Civetta, ricevendo in cambio un colpo ben assestato in pieno volto.
L’amministrazione comunale, assistita dall’avvocato Margherita Zezza, aveva impugnando tre delibere del 2014. Il 25 giugno l’udienza, mentre qualche giorno fa è stata depositata la sentenza che intima alla Regione di elaborare, entro 90 giorni, una nuova delibera che preveda l’inserimento dei 44 Peu, di cui 17 milioni di classe A, cioé per le prime abitazioni, 6 di classe A bis.
«Abbiamo solo chiesto ciò che ci spettava di diritto – ha commentato, soddisfatto, il sindaco Civetta – Nessuno scontro con la Regione, ma non era accettabile una disparità di trattamento nei confronti di quei cittadini che non avrebbero potuto ricostruire le loro case distrutte dal terremoto. Come sindaco non avrei potuto consentire che si verificasse una simile ingiustizia».
E così il piccolo comune del cratere, dove la ricostruzione è al 50%, ha vinto contro la Regione. Che proprio sulla ricostruzione, sta procedendo molto a rilento, creando grosse difficoltà le centinaia di cittadini che attendono da anni di rientrare nelle proprie abitazioni e mettendo in ginocchio le imprese impegnate nella ricostruzione.
E nonostante gli annunci e le rassicurazioni del duo Frattura-Ciocca, la situazione rimane drammatica.
Lo testimonia l’ultimo appello, in ordine di tempo, lanciato dall’Acem qualche giorno fa che ha annunciato una assemblea straordinaria dei soci per decidere le iniziative da intraprendere nei confronti dell’inefficienza della Regione.
«Le imprese hanno tempi diversi dalla politica, non si può continuare ad assistere, impassibili, al declino di un settore trainante dell’economia regionale», aveva dichiarato, con toni allarmati, il presidente Di Niro
Una preoccupazione che è fondata su dati oggettivi: molti cantieri sono fermi, molte imprese stanno fallendo perché i pagamenti promessi dalla Regione arrivano con il contagocce· E poi resta l’incognita per il futuro. Perché va ricordato che la ricostruzione andrà portata a termine entro e non oltre il 2018. «Siamo fortemente preoccupati anche sui lavori da avviare e sulla loro copertura finanziaria – è la denuncia dell’Acem – anche perché diventa molto realistico il rischio di non essere in grado di spendere le risorse entro la data stabilita per la chiusura della ricostruzione».
Di fronte ed un quadro così drammatico il governatore Paolo Frattura ed il consigliere delegato alla ricostruzione Salvatore Ciocca non possono continuare a sminuire la portata dell’allarme dei costruttori edili e dei sindaci del cratere. Sarebbe l’ennesimo atto di irresponsabilità e negligenza politica.

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