Il caldo di questi giorni non ha fatto altro che accentuare il disagio: dalla fine di maggio nelle case di Castelpizzuto arriva soltanto l’acqua portata in paese con le autobotti. La causa è nota: di mezzo c’è la sorgente contesa tra la Castellina e il Comune. L’azienda, dopo una lunga battaglia legale, è stata autorizzata a riallacciarsi. Ma questo provvedimento ha creato una situazione paradossale: l’acquedotto comunale è stato tagliato fuori, lasciando il paese delle acque a bocca asciutta: «La situazione in questi giorni è ancora più difficile, tra caldo e rientro delle persone dall’estero – ha detto il vice sindaco, Fernando Carlucci -. Ciò è imbarazzante, perché nel paese delle acque minerali ci ritroviamo con un’acqua oleosa, che viene dalle autobotti dei Vigili del fuoco. In pratica non ci si può nemmeno lavare i denti con l’acqua che arriva dal rubinetto». L’amministrazione comunale, nel tirare in ballo la Regione, accusata di aver adottato negli anni decisioni discutibili, ricorda che il paese sin dalla fine degli anni ’70 è servito da quella sorgente: «La Regione – ha proseguito Carlucci – cerca di fare il gioco delle tre carte. Autorizza noi, autorizza loro, non capisce bene ciò che sta facendo. Certo è che è stato reciso e cementificato il tubo dell’acquedotto. Invito la Procura a fare eventuali verifiche: credo che in nessun posto del mondo si possa cementificare il tubo dell’acquedotto. Ma noi non ci fermeremo: interesseremo il presidente della Repubblica, il parlamento e il presidente del consiglio. Tutto questo non è accettabile, in nessun Paese civile. E poi mi chiedo: cosa fa il presidente della giunta regionale? Fa finta di non sapere o di no capire. Con artifizi, come un azzeccagarbugli cerca di accontentare l’uno o l’altro. Io credo che dove c’è l’interesse pubblico, quello privato si deve fermare. Oggi qual è la sua posizione davanti ai cittadini di Castelpizzuto? Sicuramente noi – ha concluso – non ci fermeremo».

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