di MARTA MARTINO

Il 5 luglio del 2014 la storica visita, in Molise, di Papa Francesco. “Senza lavoro non c’è dignità”, il monito di Bergoglio da Campobasso. Ma un anno dopo la crisi si è aggravata, la disoccupazione è cresciuta, l’economia langue. A Campobasso, nell’anniversario dell’evento, nasce il “Parco 5 luglio”

Il caldo è lo stesso di un anno fa, il luogo pure. L’ex stadio Romagnoli di Campobasso, dove il 5 luglio dell’anno scorso si sono riversati i fedeli o semplici cittadini da tutta la regione, per accogliere Francesco, il papa degli ultimi, dove il Molise ha vissuto una giornata di piena esaltazione e gioia, adesso cambia nome, per ricordare per sempre l’evento. Parco 5 luglio, questo il nome scritto sulla targa posta proprio alle spalle del luogo dove la messa è stata celebrata. «Quest’area, si spera presto, sarà un parco verde attrezzato- ha ricordato il sindaco Antonio Battista-, per ricordare una giornata di portata storica per la nostra città e la nostra regione. Sposteremo altrove il campo per le attività sportive, in collaborazione con l’università». Presenti i rappresentanti delle istituzioni che hanno reso possibile, con sforzi congiunti un anno fa, la riuscita di quell’evento. Evento che a distanza di un anno, ha reso più uniti e più forti i molisani, ha detto monsignor Bregantini, perché ha rafforzato la loro identità di popolo che deve trovare il coraggio di essere protagonista e di esprimere le proprie idee. Quando un popolo ha un forte senso della sua identità può anche trovare la soluzione ai suoi problemi, senza aspettare aiuti esterni: «Per esempio- ha detto l’arcivescovo di Campobasso-Bojano- pensiamo alla Gam: il Molise che ha un’idea chiara della sua identità non aspetta che arrivi il mago di turno da fuori regione a salvarlo, ma progetta con le sue forze e con responsabilità, chiamando a raccolta tutte le sue risorse». Quel giorno di un anno fa il Molise è riuscito a dare una splendida immagine di sé e una grande prova di ciò che sa fare- ha continuato Bregantini- le forze locali ci sono e sono tante e mettendole tutte insieme si può raggiungere il top. Coraggio, speranza e solidarietà, le parole che papa Francesco ha consegnato ai molisani, soprattutto giovani, in quella data di festa, emozione e commozione, un invito che purtroppo, dopo quel giorno, si è andato ad infrangere contro la realtà quotidiana di disoccupazione e disperazione, visto che l’esortazione del pontefice a creare le condizioni di lavoro- perché senza lavoro non c’è dignità, ha detto- paiono cadute nel vuoto. Nonostante i proclami di parte della politica regionale che tutto va bene e l’occupazione aumenta, le aziende chiudono, i cassaintegrati e disoccupati crescono, e gli interventi della regione per il lavoro sono così pochi da essere inesistenti. Lo dicono i numeri, lo dicono i sindacati. Ma d’altronde lo ha ammesso anche il vicepresidente Petraroia nel suo discorso: il papa degli ultimi ha scelto il Molise tra i suoi primi viaggi da pontefice perché è la periferia d’Italia, così come poi ha scelto l’Albania perché è periferia d’Europa. Parole di un rappresentante della regione Molise che pare non essere disturbato di far parte di una classe politica che condanna la sua terra ad essere una periferia del mondo. Forse un giorno papa Francesco tornerà in Molise e magari chiederà conto di ciò che è stato fatto dopo il 5 luglio 2014. E la speranza è una sola: che nessuno possa mostrargli unicamente questa targa ai margini di un parco cittadino.

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