Quella scoperta nei giorni scorsi dagli agenti della Forestale a Calvi Risorta, in provincia di Caserta, è considerata la più grande discarica abusiva di rifiuti tossici d’Europa. Si parla di almneo 25 ettari, per un volume di rifiuti sotterrati di due milioni di metri cubi. Nell’area ex Pozzi, industria dismessa da circa trent’anni, le ruspe stanno trovando di tutto: fanghi industriali, sostanze chimiche tossiche, solventi, vernici. La notizia ha fatto naturalmente scalpore. Eppure la storia era già nota. Il primo a segnalare la presenza di sostanze altamente inquinanti fu infatti Giuseppe Clemente, luogotenente dei Carabinieri in congedo, per molti anni in servizio a Colli a Volturno. All’epoca – siamo nel 1977 – comandava la stazione dell’arma di Sparanise: “Avviai le indagini – ha spiegato – in seguito ai malori accusati da alcuni contadini. Mentre stavano raccogliendo le pesche, furono letteralmente avvolti da una nube tossica”. Le indagini permisero di accertare che effettivamente in quella zona c’era problemi serissimi da punto di vista ambientale. Ma alla vicenda si diede poco peso. Finì a taralluci e vino, come si suol dire: “Accertammo – ha proseguito Clemente – anche l’inquinamento di un torrente. Ma non ci fu un vero e proprio processo: l’azienda fu condannata per getto di cose pericolose”. Diversi anni dopo il luogotenente fu trasferito a Colli, dove tra l’altro ebbe nuovamente a che fare con rifiuti tossici. Nel ’91 furono infatti abbandonati dei fusti contenenti acido cianidrico a pochi metri dal fiume Volturno. Il collega accusò un malore: “Per giorni rimase ricoverato al Cardarelli di Campobasso, nel reparto di rianimazione. Grazie a una segnalazione – ha concluso –riuscii a individuare i responsabili nel giro di poche ore”.

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