di PASQUALE DI BELLO

Le vicende delle ultime settimane hanno disintegrato la coalizione che aveva portato Frattura alla presidenza della Regione. Il centrosinistra, o meglio la variopinta coalizione che in Molise va sotto questo nome, è totalmente allo sbando. L’unico vero collante rimasto è quello delle prebende personali garantite dallo status di consigliere regionale. Una vocazione all’ingordigia destinata a finire.

Che Antonio Di Pietro ambisca a diventare il prossimo presidente della Regione, e che Paolo Frattura stia preparando una sua personalissima via di fuga per trasferirsi dal Molise alla Capitale in veste di parlamentare, questo noi lo abbiamo già scritto da mesi. Non ci vuole molto a capirlo, basta leggere con attenzione i fatti e gli eventi. Prendete ad esempio la costituzione del movimento “Il Molise di tutti”, quello fondato proprio dall’ex Pm insieme all’attuale governatore: una scatola vuota con sole due noci dentro che, agitate, danno l’idea di un frastuono e di un pienone fuori dall’ordinario. In realtà una scatola vuota è ed una scatola vuota resta. L’altro Di Pietro, quello di complemento, Cristiano per capirci, aveva annunciato in pompa magna che a fine mese sarebbero stati eletti gli organi del movimento, compreso il portavoce, ruolo al quale si era autocandidato e al quale ambiva ad autoproclamarsi. La fine del mese è arrivata, ma com’era prevedibile nulla è accaduto. Le noci due erano, e due restano, e al frastuono che fanno non ci crede più nessuno. E non è un caso. Sia Di Pietro, sia Frattura, ha un percorso politico comune, affratellati come sono da un medesimo pensiero: quello di fare del loro meglio per ottenere il loro peggio.

Politicamente parlando, Di Pietro vale quanto un venditore di caldarroste fuori stagione, e Frattura, dal canto suo, ci sembra come quei pesci dentro ai bidoni che, appena pescati, pensano ancora di trovarsi nel mare. Non sanno, invece, che sono già destinati alla zuppa della sera. Del resto, che molti vogliano Frattura candidato alla padella non lo diciamo noi ma coloro che sono stati i suoi principali sponsor: innanzitutto i due parlamentari Roberto Ruta e Danilo leva e, con la recente uscita, lo stesso Di Pietro che, autocandidandosi alla presidenza della Regione, ha di fatto dato il benservito a quel Frattura che egli aveva difeso sempre e comunque. A Frattura resta solo l’appoggio di Micaela Fanelli, segretario regionale in caduta libera del PD a cui più d’uno (una a caso, l’onorevole Venittelli) vorrebbero regalare un cappottino di legno (un tavuto, per dirla in dialetto) col quale consegnarla al campo dei trapassati politici.

Il dato di fatto è che quel grande esercito politico che ha portato Frattura al sacro soglio regionale si è dissolto come un’armata Brancaleone. Una coalizione che ha messo insieme i parenti farlocchi di Castro con i parenti acquisiti di Mastella, i parenti veri di Patriciello con i parenti di fatto di Luxuria e, per finire, i parenti di tutti con i parenti di pelo delle Giovani Marmotte, che in Molise hanno tutti in tasca la tessera del PD. Una gioiosa macchina da guerra – di quelle alla Occhetto, per capirci – che si è polverizzata, un libro che sembrava destinato a durare mille anni che si è trasformato in un sacco di coriandoli buono per il prossimo carnevale. Adesso – e vedrete che lo faranno – si stringeranno tutti a mazzetto come gli asparagi attorno a Frattura per rinsaldare i rapporti di maggioranza. Non a caso è in programma un vertice di coalizione (vertice in questo caso si fa per dire) dal quale partoriranno una qualche suppostina di Buscopan per placare le coliche in corsa. Ma non servirà a nulla, se non a garantire le prebende e i privilegi degli inquilini del Palazzo. Ormai la casa è piena di impronte cariche di mota. Il pavimento che c’avevano promesso lindo e lustro è ormai lercio e il gioco è scoperto. Se questa fosse un’indagine di polizia, visti i protagonisti principali, potremmo dire che siamo passati da Mani pulite a Piedi sporchi. Con una piccola differenza: nel primo caso giravano le mazzette, qui a girare sono solo i cabbasisi della povera gente, quella che assiste impotente allo spettacolo di una camarilla di lorsignori che finiranno come Gassman e Panelli nel Conte Tacchia, uccisi dalla loro stessa ingordigia.

 

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