di PASQUALE DI BELLO

Le elezioni amministrative appena celebrate hanno riconfermato alla guida di Montenero di Bisaccia il sindaco uscente, Nicola Travaglini. Il primo cittadino è rimasto lo stesso ma sono cambiati gli appoggi politici. Prima Iorio e il centrodestra, ora Frattura e il centrosinistra. Regista dell’operazione, Cristiano Di Pietro, prima avversario del berlusconiano Travaglini e oggi suo grande elettore.

Una costante dei molisani, specie in politica, è quella di avere la memoria corta. Memoria che, in certi casi, è addirittura inesistente. Prendete ad esempio la riconferma a sindaco di Montenero di Bisaccia dell’uscente Nicola Travaglini. Cinque anni fa, in una notte come quella appena trascorsa, a Travaglini pervenne una chiamata da Arcore: quella di Silvio Berlusconi che personalmente intese fare i complimenti al neoeletto sindaco per aver sconfitto Antonio Di Pietro nella propria roccaforte. Oggi, a cinque anni di distanza, a complimentarsi con Travaglini è invece lo stesso Di Pietro, seppure nella versione in sedicesimo, quella di nome Cristiano. Entrambi, il Di Pietro “in folio” e quello in “sedicesimo”, come direbbero i tipografi, cinque anni fa rappresentavano a Montenero l’avanguardia della rivoluzione proletaria contro Travaglini che al tempo era il candidato dell’ex presidente della Regione, Michele Iorio.

In buona sostanza, in cinque anni a Montenero di Bisaccia il medesimo sindaco è stato eletto due volte: la prima con il centrodestra e l’appoggio dell’allora governatore di centrodestra, la seconda col centrosinistra e l’appoggio dell’attuale governatore di centrosinistra, Paolo di Laura Ferattura. I Di Pietros di tutto questo sembrano essersene dimenticati. Peggio dei molisani in genere, a memoria corta ci stanno solo loro. La cronaca di un quotidiano telematico rivierasco, racconta di un Di Pietro che alle due di notte fa “irruzione” ai seggi per seguire l’esito del voto. Ora noi comprendiamo che essendo delegato alla caccia e ai cinghiali dal presidente Frattura, il consigliere Di Pietro abbia sviluppato come certi ungulati oltre che quella all’irruzione anche la vocazione a ricoprirsi di pellaccia dura e pelo refrattario. Può infatti imputarsi solo a questo, alla pellaccia e al pelo e non ad altro, la sponsorizzazione  a favore di Travaglini.  Del resto i Di Pietros erano stati chiari. Attingiamo sempre dal quotidiano telematico rivierasco: “Noi appoggiamo Nicola Travaglini”, disse “con tono perentorio”  Cristiano in occasione della presentazione dell’associazione politica “Il Molise di tutti”, una specie di frittatotone dove vengono sbattute le uova di ogni tipo di gallina politica. Nella stessa occasione, descrivendo “Il Molise di tutti”, babbo Tonino aggiunse: “E’ un luogo che va oltre la mera denominazione di partito, dove più della tessera conta la faccia che un ci mette”. Parole sante che andrebbero scolpite nel marmo o fuse nel bronzo e apposte all’entrata di scuole e caserme a futura e perenne memoria. E non è detto che ciò non accada. Pare che a Montenero ci stiano già pensando e che uno dei primi atti della nuova amministrazione Travaglini sarà proprio quello di apporre un cippo marmoreo all’ingresso del comune con le testuali parole di Antonio Di Pietro: “Più della tessera conta la faccia che uno ci mette”. E noi siamo d’accordo. Certe facce sarà bene ricordarsele, soprattutto in casi come questi dove il Molise di tutti coincide alla perfezione con quello dei voltafrittata.

 

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