Dopo San Martino in Pensilis e Ururi quest’anno niente Carrese anche a Portocannone.

Scattati un mese fa, i sequestri preventivi di buoi, cavalli e carri effettuati dai Carabinieri del Nas, confermati dal Tribunale del Riesame, non hanno consentito lo svolgimento della corsa dei carri nei tre paesi lasciando aperto un interrogativo sul futuro di queste manifestazioni.

Nelle tre realtà del Basso Molise si discute, tuttavia, della possibilità di costituire un tavolo tecnico comune, necessario per scrivere nuove ‘regole’ e superare gli ostacoli che oggi non permettono di organizzare gli eventi ai quali la Procura di Larino ha posto un freno con un’inchiesta che riguarda il maltrattamento degli animali.

Nove associazioni, amministratori, avvocati e altri professionisti sono dunque al lavoro per individuare una soluzione per espletare quello che, al di là degli aspetti giudiziari, l’antropologa Katia Ballacchino, ha definito ‘un diritto culturale’ da salvare: ”Sono senza ombra di dubbio convinta – ha osservato l’antropologa – che le Carresi abbiano tutta la dignità di dover necessariamente continuare perché fanno cultura, producono cultura e sono cultura. Le pratiche, i saperi e le tecniche così secolarizzate non possono che farmi dire che queste corse devono continuare ad esistere. Nei limiti della nostra competenza scientifica, dell’università e della ricerca faremo di tutto e auspico che ci sia un futuro rispettando le regole condivise e negoziate restituendo voce ai territori locali, una voce partita dal basso che spesso viene dimenticata

Le Carresi sono state anche al centro di un seminario organizzato alla sede di Termoli dell’università del Molise. Un confronto tra carristi, ricercatori e studenti che la Ballacchino, impegnata in uno studio sul campo con la professoressa Letizia Bindi, ha voluto approfondire.
L’esperta ha ricordato che la «partecipazione, la democrazia e cultura antropologica che passa per i territori locali fa leva sul coinvolgimento delle comunità come ci insegna la convenzione Unesco sul patrimonio immateriale convenzione di Faro del Consiglio d’Europa. Questa è un’opportunità importante dare voce comunità dei carristi nella settimana in cui si sarebbe tenuta la corsa di Portocannone. ”Abbiamo fatto parlare i carristi – continua l’antropologa – che, al di là degli aspetti giudiziari che non ci competono, in questo momento hanno perso qualcosa della loro comunità, loro stessi ci hanno detto e raccontato non si sentono più comunità in questi giorni e non possono in qualche modo sentirsi parte di un gruppo perché depredati della loro stessa cultura”.

 

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