Sanità regionale disastrata e precari in allarme per la bocciatura della legge che ne prevedeva la riassunzione in servizio. Il clamore sollevato artificiosamente sulla legge regionale di riordino della sanità, ha fatto dimenticare il vero fatto importante delle ultime ore e cioè che il governo Renzi, mentre da un lato sostituiva un sub commissario con un altro, sempre a spese dei molisani, dall’altro bocciava la legge di stabilizzazione dei precari, sbandierata con fanfare e tamburi solo qualche settimana fa. Quella legge non c’è più e, quindi, tutti e cinquecento i precari torneranno a casa a fare i disoccupati, a meno che, come ha detto Frattura, il governo regionale ricorra contro la bocciatura e nella fase intermedia, tra ricorso e nuova decisione, i precari vengano mantenuti artificiosamente in servizio.
Insomma una soluzione pasticciata, com’era pasticciata e risibile una legge che prevedeva la stabilizzazione di cinquecento unità in barba ai veti di nuove spese per le regioni commissariate. Cinquecento unità che, poi, non erano neanche tutti i precari della sanità molisana. Erano solo quelli da una certa data in poi. In sostanza, se non l’avesse bocciata il governo, quella legge pasticciata e inguardabile sarebbe stata sommersa dai ricorsi degli esclusi.
Comunque ora, all’emergenza generale, c’è da aggiungere questa nuova emergenza: cinquecento precari che entro poco tempo si ritroveranno fuori.
Questo il risultato di una legge sbagliata, la stessa fine che rischia di fare la nuova legge sul riordino del sistema sanitario appena varata dalla giunta. Una legge che sorvolando su veti e debiti, moltiplica per due costi e dirigenti. Infatti la giunta Frattura, in un eccesso di generosità clientelare ha deciso, senza parlarne con nessuno, né consiglio regionale, né gruppi, né sindacati, né sindaci, che un solo manager con la sua corte di direttori generali erano poca cosa per il Molise. La nostra regione sta talmente bene da meritarsi due aziende sanitarie, una territoriale ed una ospedaliera, con due manager, due direzioni generali e non si sa quanti distretti e uffici vari, tutti con i loro direttori. Insomma non è vero, questo avrà pensato Frattura, che la sanità molisana sta affogando sotto un cumulo di centinaia di milioni di debiti, quando mai?
È tempo di nuovi incarichi, con spese, poltrone, indennità e gettoni.
Ecco questa potrebbe essere la degna conclusione: cinquecento precari fuori e dentro un’altra decina di dirigenti nominati – indovinate da chi – a duecentomila euro all’anno.

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