di PASQUALE DI BELLO

La protesta organizzata dal movimento degli Indignati davanti al Consiglio regionale da contestazione radicale si è trasformata in una banale audizione che non ha portato a nulla. Sul piano delle “chiacchiere” la Casta al potere ha sempre buon gioco.

La protesta organizzata dagli Indignati davanti al Consiglio regionale, come tutte le proteste in Molise, fino ad un certo punto aveva dimostrato solo una cosa: che peggio della politica c’è solo la gente. Quella che se ne frega, chiusa nel proprio cinismo, che straparla in privato e in pubblico tace. Parliamoci chiaramente. Sia gli Indignati prima, che il Comitato “Frane” oggi, hanno portato e portano avanti oggi un’opera meritoria: quella di sensibilizzare la pubblica opinione su temi quali i previlegi della Casta di governo e le inefficienze e incapacità di quest’ultima. Ma se da un lato questo è vero, dall’altro non si può ignorare che quanto a indignazione e movimentismo i molisani sono il più potente sonnifero mai apparso sulla faccia della terra.

Fatta questa doverosa precisazione, per sottolineare la scarsa partecipazione popolare alla manifestazione (più o meno un centinaio di persone), va detto che quando la protesta si è trasferita dalla strada all’interno del Consiglio regionale, le cose sono radicalmente cambiate. Appena iniziato, il Consiglio è stato sospeso dal presidente Niro per le veementi proteste scoppiate in aula. E’ stato quando ha preso la parola l’assessore ala Lavoro e alla Politiche sociali, Michele Petraroia, che l’aula ha preso fuoco. Dai banchi del pubblico, gremiti nella loro interezza, si sono levate grida di “buffone”, “dimettiti”, “compagno Petraroia vergognati”, strilla e urla che hanno indotto Vincenzo Niro a sospendere la seduta. Il presidente del Consiglio ha invano cercato di calmare gli animi, scendendo dallo scranno e avvicinandosi ai manifestanti, ma è stato inutile, tanto è vero che i consiglieri, ad uno a d uno, sono usciti dall’aula alla chetichella per rifugiarsi nelle loro segrete stanze. Il primo a squagliarsi, è stato proprio l’assessore Petraroia.

Fini qui tutto bene, ma quella che sembrava una partita vinta, gli Indignati hanno fatto in modo di perderla. Peraltro nel modo peggiore, con un clamoroso autogol. Anziché bloccare i lavori, facendo quello che un movimento per definizione barricadiero dovrebbe fare, ovvero ostruzionismo ad oltranza, i protestatari si sono seduti con una propria delegazione al tavolo delle chiacchiere con una piccola rappresentanza di consiglieri (guidati dallo stesso Niro), dando vita ad una delle concioni più inutili e noiose a cui nella nostra vita di cronisti ci sia capitato di assistere. Un errore tattico micidiale che si è trasformato nel più clamoroso degli autogol. Sta di fatto che il presidente Niro, in questo uno contro tutti, da vecchia volpe è riuscito a rintuzzare tutti gli attacchi. Non si può infatti mettere la testa tra le fauci del leone e pensare che questo la mantenga aperte. Gli Indignati avevano indetto la protesta ponendosi un obiettivo ben preciso: le dimissioni in blocco di tutto il Consiglio regionale e della Giunta. E’ finita che si sono seduti a far chiacchiere insieme a coloro che dovevano invece rispedire a casa. A noi è parso un controsenso, ferma restando la massima considerazione per le battaglie che questo movimento porta avanti e il rispetto per l’abnegazione e il sacrificio messi in campo dagli organizzatori. Se l’obiettivo è dar fuoco alla Bastiglia, perché questa è l’unica cosa che fa un movimento di contestazione radicale, non si può poi passare da incendiari a pompieri e annacquare la protesta con un tavolo di chiacchiere qualsiasi. E questo per un motivo ben preciso: i politici vivono di chiacchiere, inutili, ma di chiacchiere. Materia sulla quale sono imbattibili. Sfidarli sullo stesso terreno non solo è una partita persa ma, fondamentalmente, è una partita sbagliata. E lo si è visto. Se la strategia è buona, quella di liquidare la Casta eliminandone i privilegi, la tattica messa in campo oggi è totalmente sbagliata. Un movimento sta in piazza, non siede ai tavoli. Quelli vanno bene solo in due circostanze: per i pic-nic e quando servono a fare le barricate.

Poscritto. Nel pezzo non è citato il presidente Frattura, ma la ragione è semplice: non c’era.

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