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Apertura - Attualità - Evidenza - Idee e opinioni - Politica - QD - 15 Maggio 2015

Da Cgil Cisl e Uil, avviso di sfratto a Petraroia. I sindacati alla Regione: “Preso in giro anche il Papa”

di PASQUALE DI BELLO

Grande manifestazione unitaria dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, davanti ala sede della Giunta regionale del Molise. Durissime le accuse di devastazione del tessuto lavorativo e sociale e quelle di incapacità a risolvere le molte crisi in atto. Sottolineata dai partecipanti l’ipocrisia di una classe politica che meno di un anno fa fece proprio il monito lanciato dal Papa in Molise. “Non c’è dignità senza lavoro”.

Se c’è uno che più di altri i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno messo oggi in discussione nel corso della loro poderosa manifestazione davanti alla sede della Giunta regionale del Molise, è proprio lui: il compagno cristianosociale, Michele Petraroia. Se c’è uno che adesso, mentre stendiamo questa nota, dovrebbe prendere carta e penna e rassegnare seduta stante e inderogabilmente le proprie dimissioni, quello è proprio lui: il compagno crsitianosociale assessore al Lavoro, Politiche sociali, Formazione professionale e Molisani nel mondo, Michele Petraroia. Circa un migliaio di persone, a gran voce, hanno oggi manifestato la propria rabbia, la propria indignazione, la propria disperazione, la propria delusione verso un governo regionale a cui tutti, nessuno escluso, hanno chiesto di cambiare strada o di tornare a casa. Dopo circa due anni e mezzo di governo, non vi è nessuna attenuante nei confronti di chi ha letteralmente devastato e distrutto quel poco di lavoro che in Molise restava. Le crisi, che tante volte abbiamo elencato, dalla Gam alla Formazione professionale, passando per tutto quello che c’è in mezzo, rimangono tutte irrisolte e lui, Petraroia, mentre la casa va a fuoco continua beatamente a pontificare tutti i giorni e tutto il giorno con comunicati stampa alluvionali pieni di supercazzole che intasano le redazioni e le testate giornalistiche di tutto il Molise.

Insieme a lui, che ha l’aggravante specifica di essere un ex sindacalista, seppure al Sidol, i rappresentanti dei lavoratori hanno presentato il conto a tutta la classe dirigente al governo, a questo centrosinistra che solo pochi giorni fa, con un blitz fatto nottetempo, si è sbarazzato come fosse carta straccia della proposta di iniziativa popolare volta a ridurre i costi della politica. Una solenne presa per i fondelli nei confronti dei seimila cittadini che avevano sottoscritto quella iniziativa. La saldatura tra l’incapacità evidente di Petraroia & Co. e l’arroganza di un Consiglio regionale impreziosito da comunisti alla Ciocca e Ioffredi che il comunismo lo hanno studiato in Cile, dà la misura del fondo che è stato toccato. A dare voce al sentimento più diffuso, la rabbia, è stato nel corso della manifestazione il sindacalista della Uil Pasquale Guarracino: “Hanno preso per il culo anche il Papa”, ha detto con occhi di brace, affiancato dal segretario regionale, Tecla Boccardo, che sorrideva in silenzio e indossava per l’occasione la consueta grinta da puma nascosta dal suo grazioso visetto. La medesima grinta dei mille in piazza, degli altri due segretari presenti, Sandro Del Fattore della Cgil e Giovanni Notaro della Cisl, e di Silvana Roseto della segreteria nazionale della Uil che ha chiuso col proprio intervento la manifestazione.

Mentre le bandiere venivano ripiegate e la gente, lavoratori e pensionati, si avviavano verso macchine e corriere per tornare a casa, nell’aria restava quella frase: “Hanno preso per il culo anche il Papa”, una vera e propria staffilata sulla faccia che brucerebbe a chiunque ma che nulla potrà su certe facce notoriamente rivestite di bronzo. Sentite cosa scriveva Petraroia il 29 maggio scorso sulla imminente visita di papa Francesco: “Non ci si soffermi sulle difficoltà ma ci si attrezzi per affrontarle e risolverle” e poi, il giorno 5 luglio, quello della visita, sentite cosa scrive rispetto al richiamo del Papa che poco prima aveva detto con parole pesanti come macigni che “non c’è dignità senza lavoro”; scrive Petraroia: “L’auspico […] è che ci sia un futuro di dignità anche per la periferia delle nostre piccole comunità dell’Italia minore”. Bene, quasi un anno dopo, a circa dodici mesi da quando all’Università del Molise lorsignori tutti annuivano alle parole del Papa muovendo la testa come quei cagnolini che negli anni ’70 abbellivano le macchine degli emigrati italiani in Germania, viene da chiedersi cosa sia stato fatto per dare un minimo di dignità ai molisani, lavoratori e pensionati, disoccupati e cassintegrati o, più semplicemente, disoccupati. C’è da chiedersi come Petraroia & Co. si siano attrezzati per “affrontarle e risolverle” le difficoltà in campo. La verità è che dalla Regione, e dall’Assessorato al Lavoro in particolare, sono state prodotte solo chiacchiere, vuote e inutili e che oggi, insieme alle dimissioni, dovrebbero indurre Petraroia e soci a vergognarsi in questa vita et ultra.

 

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