di PASQUALE DI BELLO

Discusso davanti al Tribunale del riesame di Campobasso il ricorso contro il sequestro di stalle e animali che, di fatto, ha per il momento cancellato le Carresi del basso Molise. I giudici si sono riservati la decisione; giovedì, probabilmente, l’esito della vicenda. La Storia di tre popoli è a serio rischio di cancellazione.

Il Calvario delle Carresi di San Martino in Pensilis, Portocannone e Ururi è giunto, dopo quella del sequestro e del ricorso al Gip, alla stazione del Riesame davanti al Tribunale di Campobasso. Va subito detto che non è il caso di farsi illusioni. Dopo circa un’ora di camera di consiglio nel corso della quale i legali della difesa, capeggiati dall’avvocato Antonio De Michele, si sono battuti come leoni davanti ai tre giudici del collegio, Gianpiero Scarlato, Maria Rosaria Rinaldi e Teresina Pepe, i quali hanno ascoltato con attenzione le ragioni messe sul campo, le facce dei difensori apparivano tese e scure. Segno questo, come poi si è appurato, di un durissimo braccio di ferro con la Procura di Larino rappresentata in udienza da un sostituto del procuratore Ludovico Vaccaro.

Sul piano giuridico, i temi principali del contendere sono sostanzialmente due. La prevalenza della legge regionale (5/2015) a tutela delle Carresi sull’ordinanza Martini, e le immagini fornite dalla Procura a sostegno delle proprie accuse. Sulla prima i legali sostengono il rango primario della legge regionale, derivante dalle disposizioni attuative del codice penale (art. 19 ter), e quindi la sua natura scriminante rispetto sia alla Martini che nel caso di specie sarebbe inapplicabile. Di parere avverso, chiaramente, la Procura che ha già dichiarato che sulla questione arriverà sino in Cassazione. Sul tema delle immagini, la questione si fa ancora più incandescente, poiché sostengono i difensori che esse non abbiano alcuna attinenza con l’anno “incriminato”, il 2014, che siano quindi vecchie e riferite a fatti che non hanno nulla a che vedere con l’indagine in corso. Insomma, da quelle immagini in avanti, di strada ne è stata fatta ed allo stato attuale le Carresi si svolgono, dicono i difensori, nel solco della legalità. Anche sulla questione doping, le difese sono state inflessibili. Intanto è improprio parlare di doping, poiché le sostanze rilevate, Finadyne/Flunixin, sono relative ad antiinfiammatori e antidolorifici. Inoltre, il loro uso, perfettamente lecito, risulta autorizzato da prescrizione veterinaria.

Il collegio difensivo

Questa, quindi, sul piano tecnico la difesa. I giudici, come sempre accade, si sono riservati la decisione che, verosimilmente, dovrebbe arrivare nelle giornata di giovedì 7 maggio. Quel giorno sapremo cosa accadrà effettivamente alle Carresi. Nel caso il provvedimento di sequestro fosse confermato, rimarrebbe una sola strada: il ricorso in Cassazione, per il quale i tempi vanno minimo calcolati nell’ordine di dieci mesi. Ciò vuol dire, considerati i tempi lentissimi delle Giustizia, sempre molto più ampi della media considerata, che sono a serio rischio anche le Carresi 2016. Ma non è il caso di correre troppo e, come non è il caso di farsi illusioni, non lo è nemmeno di fasciarsi preventivamente la testa.

Sullo sfondo di questa vicenda, tuttavia, restano delle considerazioni di fondo. Intanto la ferita profonda di tre comunità, a cui è stato sottratto uno dei tratti identitari più forti, anzi, quello più forte in assoluto, specie per la comunità di San Martino in Pensilis. Poiché, come abbiamo già scritto, a fronte di eventuali responsabilità individuali (tutte da accertare) si è abbattuta su tre comunità una sanzione durissima che ha reciso la continuità millenaria di una storia. Anche questo è stato contestato dai legali, ovvero il dazio pagato da migliaia di persone la cui unica colpa è quella di essere cittadini delle tre comunità interessate. Inoltre, c’è da considerare un aspetto che forse a molti è sfuggito. Custodi giudiziali degli animali posti sotto sequestro, sono stati nominati gli stessi componenti delle organizzazioni carristiche. Cioè coloro che, secondo le tesi della Procura, sarebbero anche gli “aguzzini” di tali animali. Una contraddizione che appare evidente da qualsiasi punto la si guardi.

Una considerazione finale. Quella sul clima di generale rassegnazione che sta scendendo su questa vicenda. Quello che doveva essere un giorno di mobilitazione popolare, si è invece rilevato un giorno di solitudine estrema. In occasione del riesame, da San Martino in Pensilis, Portocannone e Ururi non è giunta un’anima viva. Un brutto, bruttissimo segnale. Mancavano i Carri, mancavano le Amministrazioni, mancavano le Parrocchie, mancavano i cittadini. Vogliamo sperare sia solo una coincidenza, poiché nel caso contrario, quello di una manifesta rassegnazione, saremmo in presenza di un pessimo segnale. Vorrebbe dire che oltre a stalle e buoi, alle tre comunità è stata sequestrata pure la speranza. Ma su questo, la Procura non c’entra nulla. E’ questo il momento più duro da superare e proprio ora non vanno ammainate le bandiere dell’orgoglio e dell’identità.

 

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