Sono tradizioni che si perdono nel tempo ma che per la prima volta rischiano di saltare. A San Martino in Pensilis, Ururi e Portocannone non si parla d’altro dopo l’operazione dei Carabinieri che ha portato al sequestro preventivo dei buoi, dei cavalli e dei carri nelle stalle dei tre paesi. Il rischio è concreto se si pensa che la Carrese di San Martino è in programma il 30 aprile e quella di Ururi il 3 maggio. È dunque una corsa contro il tempo per presentare i ricorsi. Saranno depositati lunedì mattina al Tribunale di Larino al Tribunale del Riesame di Campobasso. Obiettivo chiedere la revoca della misura che, di fatto, ha reso indisponibili gli animali impiegati per lo svolgimento delle manifestazioni. ”Si tratta di un ricorso molto fondato – hanno spiegato i promotori – e dal nostro punto di vista ci sono le condizioni per ottenere la revoca del provvedimento”. Il tempo è poco e ci sono le indagini coordinate dalla Procura di Larino che sempre lunedì illustrerà i dettagli dell’inchiesta che coinvolge, a vario titolo, diversi indagati per maltrattamento di animali, utilizzo di farmaci e la violazione di quanto disposto dall’ordinanza Martini.
Il dibattito è accesissimo, dalle strade ai social network dove i post e i commenti non si contano più. Per l’assessore regionale Vittorino Facciolla e già sindaco di San Martino ”i provvedimenti giudiziari, se ingiusti, vanno impugnati nelle sedi opportune, ed è ciò che faremo, convinti che il rispetto delle norme e la tutela del benessere animale, appertengono all’identità dei cittadini di San Martino, Portocannone ed Ururi. Questo – ha aggiunto su Facebook – è il momento di dimostrare che sappiamo stare insieme in onore dei nostri santi protettori e della storia millenaria della nostra tradizione”.
Da un lato ci sono, dunque, le indagini e i sequestri dei Carabinieri; dall’altro c’è la difesa di tradizioni millenarie che per le comunità del Basso Molise rappresentano il senso delle origini e di una lunga storia.
In serata, a San Martino, una fiaccolata dalla Madonnina fino alla chiesa madre, lungo l’ultimo tratto della Carrese, con i carristi, i parroci e i cittadini.

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