Home Apertura Il PD alla resa dei conti. Fanelli durissima con Ruta: “La logica delle conferenze da marciapiede rischia di portare il partito in mezzo ad una strada”

Il PD alla resa dei conti. Fanelli durissima con Ruta: “La logica delle conferenze da marciapiede rischia di portare il partito in mezzo ad una strada”

di PASQUALE DI BELLO

Conferenza stampa durissima del segretario regionale del PD, Micaela Fanelli, che mette sotto accusa la pattuglia parlamentare (Ruta, Leva e Venittelli) e il consigliere regionale, Totaro, di cui arriva a paventare le dimissioni da capogruppo in Regione. Alle polemiche e alle fughe extraistituzionali, Fanelli contrappone un richiamo all’unità e ad un dibattito che si svolga all’interno degli organi di partito.

L’inventore dei comunicati stampa, l’assessore al Lavoro e Welfare della Regione Molise, Michele Petraroia, nelle sue fluviali encicliche quotidiane suole spesso citare a proposito del PD (ma in questo caso bisognerebbe dire, a sproposito), i nomi di Enrico Berlinguer e Aldo Moro. Il segretario regionale del partito renziano, invece, relazionando nel corso della sua ultima conferenza stampa ha rievocato Proudhon e Bakunin. Lo ha fatto, Micaela Fanelli, con riferimento al suo predecessore, Danilo Leva, oggi comodamente trasmigrato negli “ambienti insonorizzati del Transatlantico o degli studi di Sky” (sono parole della Fanelli) e ad una gestione di stampo anarchico della precedente segreteria regionale. L’esatto contrario di quello che sta accadendo ora, con un partito organizzato sul territorio – sostiene Fanelli – ed in continuo e costante confronto al proprio interno sulle questioni più delicate del Molise: dalla Sanità al Lavoro.

Tuttavia, il PD più che quello di Berlinguer e Moro o, a seconda delle epoche storiche, di Proudhon e Bakunin, sembra il partito di Stanlio e Ollio. Tra dirigenti, parlamentari e consiglieri regionali si è scatenata negli ultimi tempi una gara a scavare buche, come i bambini al mare, nella speranza che qualcuno ci finisca dentro mettendo i piedi sull’asciugamano steso sulla sabbia. Oggi – ma ne aveva ben d’onde – la buca l’ha scavata e profonda proprio Micaela Fanelli, aggiungendo allo scavo anche lo scarico più che di sassolini di macigni che le infastidivano da tempo i piedi che qualcuno le aveva cacciato dentro scarpe sempre più strette. A partire dalle estemporanee conferenze stampa da marciapiede – sia detto absit iniuria – organizzate dal senatore Roberto Ruta e alle quali, almeno in un paio di occasioni, ha partecipato anche il presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura. Citando l’esempio di Pietro Ingrao, di cui ricorre in queste ore il centesimo genetliaco, Fanelli ha portato a modello un esempio di opposizione responsabile e costruttiva capace di fare sintesi e non di scatenare continue divisioni. “Il confronto – afferma il segretario – deve avvenire non contro il partito o contro il governo regionale, ma con l’uno e con l’altro”. “Basta con contrapposizioni e diktat. Non possiamo riportare le discussioni sul marciapiedi perché così rischiamo di finire noi in mezzo ad una strada. La segreteria viene accusata dell’assenza di un dibatti interno – ha aggiunto – ma non è vero. Ad esempio, quando la scorsa estate, nel corso delle Festa regionale dell’Unità, invitammo il sottosegretario alla Sanità De Filippo, dov’era la delegazione parlamentare? Erano tutti assenti”. E a proposito di Danilo Leva che, in un post su Facebook relativo alla paventata ipotesi di un nuovo commissario alla Sanità che sostituisca Frattura, ha affermato: Dico al Presidente che noi siamo pronti a protestare contro il Governo nei modi che riterrà più opportuni. Siamo pronti a dimetterci se lui (Frattura, ndr) si dimetterà, pronti a fare le barricate se lui le farà”. Anche su questo, la replica di Fanelli è al vetriolo: “E’ più facile che si dimetta un nuovo Papa e non Danilo Leva”.

E poi, dalle parole si passa ai fatti e i fatti, in questo caso, riguardano un pezzo da novanta del partito, il consigliere regionale Francesco Totaro, capogruppo del PD in Regione. Tra i quattro consiglieri della pattuglia di residenza in Consiglio, Totaro è stato l’unico a non firmare un documento che riafferma fiducia a Frattura e alla sua politica, specie in tema di Sanità. Escluso lui, a firmarlo sono stati gli altri tre: Di Nunzio, vicino alla segreteria regionale, e Petraroia e Scarabeo che invece militano nella minoranza del partito. “Se Totaro dissente dalla linea del partito e da quella dei consiglieri regionali, dovrebbe fare una valutazione che lasciamo a lui e ai consiglieri”. Questo significa due cose: o un suo riposizionamento oppure prendere atto della sua posizione minoritaria e, tradotto dal linguaggio gesuitico che va di moda nel PD, vuol dire che Totaro o si allinea alle posizioni di partito e consiglieri, oppure fa un passo indietro dimettendosi da capogruppo in Consiglio regionale. Una posizione che tra le righe – e nemmeno tanto tra le righe – appare chiarissima anche se dalla segreteria aggiungono una frase di circostanza: “Sia chiaro che noi non cacciamo nessuno”. Seguono, nel corso della conferenza stampa, formali appelli all’unità.

A questo paesaggio di buche, trappole e asciugamani stesi le cose da aggiungere sono sostanzialmente due. “Con circa il 55% dei consensi su 17mila votanti, noi il congresso regionale lo abbiamo vinto e altri lo hanno perso”, precisa Fanelli, e poi chiarisce un aspetto che sinora non era rimasto all’oscuro dei più: “Il luogo del confronto è la Direzione regionale, organo che non posso convocare perché la minoranza si è sempre rifiutata di nominare i propri componenti”. Per cui, conclude Fanelli, “o la minoranza nomina i propri componenti e ci confrontiamo dentro al partito oppure sarò costretta a convocare l’Assemblea regionale”. E lì, in quella sede, si arriverà alla resa dei conti.

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