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Ruta, Leva e Venittelli “commissariano” Frattura. Il PD all’8 settembre, un partito allo sbando

di PASQUALE DI BELLO

La pattuglia parlamentare del PD molisano continua nella propria messa in stato d’accusa di Frattura. Venerdì prossimo, nella sede del partito, i rappresentanti che siedono a Montecitorio e Palazzo Madama terranno una conferenza stampa senza sconti sul tema Sanità, una delle questioni più spinose, oltre a quella del Lavoro, che attanagliano il Molise. Sullo sfondo, una lotta di riposizionamento che investe Regione e Parlamento e che fa del PD un partito di fatto allo sbando.

Con una nota apparentemente al rosolio, i parlamentari molisani del PD, Roberto Ruta, Danilo Leva e Laura Venittelli, hanno ribadito un concetto che in filigrana appare molto chiaro: Frattura è e resta in stato di osservazione. Partendo dalla questione dei dipendenti Asrem e di quelli del Centro per l’impiego, recentemente messi in sicurezza dalla Regione con appositi provvedimenti che ne salvaguardano la continuità lavorativa, i tre moschettieri romani hanno da una parte blandito Frattura (“Questa è la determinazione e la tempestività che servono per creare quel clima di fiducia e di condivisione nella nostra comunità molisana), salvo poi dall’altra mostrargli un palo acceso e pronto per l’uso: “Altre importanti vertenze attendono altrettanta determinazione. La stessa considerazione e valenza costituzionale vale per il diritto alla salute ed ad una vita dignitosa. Proprio su questo tema terremo apposita conferenza stampa, venerdì prossimo 27 marzo 2015 , alle ore 11.30 presso la sede del PD in Campobasso, in via Ferrari”. Nel linguaggio da gesuiti – la lingua preferita nel PD – questo significa: attenzione, noi ti marchiamo stretto e facciamo fronte comune. Una specie di monito, tipo “gli zii ti guardano” dei compianti Totò e Peppino, che rimarca un concetto chiaro: la guerra continua, come disse Badoglio all’indomani dell’8 settembre. Come Badoglio che parlava all’Italia sbandata, così nel PD, un partito allo sbando, nessuno sa più realmente chi siano i nemici e chi gli alleati.

Frattura, va detto subito, lo ha creato Ruta. Lo fece quando con una conferenza stampa sotto la bandiera di Alternativ@, il movimento che si inventò pur avendo la tessera del PD in tasca e con il quale si candidò anche l’attuale segretario regionale Micaela Fanelli, Ruta anticipò tutti e sparigliò i giochi mettendo a segno un’operazione diabolica: prendere uno con la targa del centrodestra e candidarlo nel centrosinistra. Andò vicino al colpo la prima volta, ci riuscì la seconda dopo l’annullamento delle elezioni. In realtà, al secondo giro, Ruta aveva già cambiato idea, spalleggiato dall’allora segretario regionale Leva, tanto è vero che la candidatura di Frattura alle elezioni di Febbraio 2013 rimase in bilico sino all’ultimo momento. Fu quando apparve chiaro che non vi erano alternative, se non quella di riproporre l’ex presidente della Camera di Commercio di Campobasso, che  Ruta e Leva sottoscrissero un patto che oggi, alla prova dei fatti, è carta straccia.

Quello che sta accadendo nel PD è una lotta di riposizionamento all’arma bianca, un corpo a corpo senza esclusione di colpi. I tre parlamentari sono a caccia di una riconferma che è impossibile per l’intera pattuglia ed è chiaro che va aperto uno spazio, una via di fuga che consenta a qualcuno di fare la valigia a Roma e disfarla a Campobasso. Frattura, a questo punto, va disarcionato. Questo il ragionamento semplice e lineare di una guerra che non ammetterà prigionieri. D’altronde i parlamentari hanno gioco facile, con un Molise sull’orlo della rivolta sociale per i tanti problemi rimasti irrisolti e, in taluni casi, aggravati. Venerdì mattina, nella sede del PD, la conferenza stampa sul tema Sanità sarà un’occasione buona per sparare a palle incatenate su Frattura. Un altro miracolo di Ruta, che è riuscito nella missione impossibili di portare nella propria metà campo anche Leva e Venittelli, ovvero due competitori diretti per il Parlamento con i quali in passato non sono mancate le fucilate da saloon. Riflesso di questo sbando generale è l’inesistenza del partito, inteso come struttura capace di controllare le tensioni interne, governarle e ridurle a sintesi e unità. Ma anche quello di Micaela Fanelli è un posto che fa gola e, soprattutto, è un posto a questo punto in bilico.

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