di MARCELLA TAMBURELLO

Era il 16 marzo 197, ore 9,03,  quando in via Mario Fani, a Roma, ci fu un sanguinoso attacco terroristico compiuto dai militanti delle Brigate Rosse. Obiettivo dell’agguato era il sequestro di Aldo Moro, politico di punta dell’allora Democrazia Cristiana.
Durante la strage di Via Fani, gli uomini della scorta di Moro, che stavano accompagnando il deputato dalla sua abitazione alla Camera, dove di lì a poco si sarebbe presentato il nuovo Governo Andreotti per chiedere la fiducia, furono barbaramente uccisi dai brigatisti. Nell’agguato morirono i due carabinieri a bordo dell’auto di Moro, Oreste Leonardi e Domenico Ricci e tre poliziotti che viaggiavano sull’auto di scorta, Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi e Giulio Rivera, l’agente molisano, nato a Guglionesi 24 anni prima.
Una morte che colpì tutto il Molise e il suo paese di origine che, a distanza di 37 anni dalla strage, continua ad onorare Giulio Rivera e a ricordare la sua memoria.
Una giovane vita stroncata per difendere un’altra vita, quella di Aldo Moro, che fu rapito e tenuto segregato per 55 giorni fino a quando il suo corpo, il 9 maggio dello stesso ann, fu  ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani.
Oggi, dopo 37 anni dalla strage, che ha lasciato aperte tante ferite soprattutto nei familiari delle vittime, e tanti dubbi e perplessità, nonostante le indagini e i tanti processi a carico delle brigate rossse, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deposto una corona di fiori a via Fani, in memoria degli agenti della scorta uccisi. Un ricordo indelebile che grida giustizia e che non ferma i familiari delle vittime a chiedere di riaprire le indagini per interrogare ancora una volta i brigatisti presenti durante la strage del 16 marzo 1978.

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