Home Attualità Ruta: Pd più coraggio nelle riforme in Italia e in Molise

Ruta: Pd più coraggio nelle riforme in Italia e in Molise

di GIOVANNI di TOTA

Roberto Ruta sulla barricata è piuttosto difficile da immaginare. Eppure il senatore del partito democratico è entrato da qualche tempo in aperta polemica con i vertici del Pd. Fino alle dimissioni da capogruppo nella commissione agricoltura di palazzo Madama. Le prime avvisaglie di un rapporto sempre più complicato all’interno del partito erano arrivate dopo un paio di votazioni in dissenso dal gruppo parlamentare. Contro l’acquisto degli F35, contro i capilista bloccati previsti dall’Italicum di Renzi. Poi la battaglia per abolire l’Imu sui terreni, a colpi di emendamenti. Alla richiesta del capogruppo Luigi Zanda di ritirarlo, Ruta è andato avanti chiedendo il voto dell’aula che lo ha bocciato per nove voti. A quel punto il senatore di Campobasso ha rimesso il mandato di capogruppo in commissione agricoltura e a Zanda, che nelle ultime ore ha invitato i parlamentari del Pd a obbedire, ha replicato chiedendo più coraggio per buone riforme, più di centrosinistra. “Questo è un tempo – ha suggellato Ruta – che reclama chiarezza, in Italia e nel Molise”. Ecco, a proposito di chiarezza, se al Senato Ruta ha indossato i panni del barricadero, in Molise lo scenario politico resta inesorabilmente confuso. E le buone riforme, più di centro sinistra, a livello locale restano un miraggio. Poco dopo l’estate, il complicato quadro amministrativo della Regione, era stato sintetizzato da un accordo, in nove punti più uno, siglato in piazza Pepe da Ruta e da Frattura. Un patto la cui verifica prevista a dicembre era stata rinviata a gennaio. Ai primi di gennaio era l’appuntamento del senatore, per dare il tempo alla Regione di approvare il Bilancio. Siamo a marzo, il Bilancio non è stato approvato e di quella verifica non si parla più. Fonti vicine al senatore, dicono che tra Frattura e il senatore il dialogo è costante, ma Ruta non avrebbe più intenzione di firmare in bianco una cambiale di fiducia e per questo starebbe temporeggiando. Quello che non si nota in Molise, a differenza del diktat di Zanda che comunque è arrivato, è il silenzio tombale del partito democratico in tutte le sue componenti. Dalla segreteria regionale al capogruppo, ai singoli consiglieri. Tutti sotto coperta. Scavalcati oggi a sinistra dal più tenace sostenitore della mediazione e del compromesso.

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