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mercoledì, Luglio 17, 2024

Vendita Zuccherificio, incombe la prescrizione. Intanto il Gup dà ragione a Messere e tira in ballo la Cassazione

AttualitàVendita Zuccherificio, incombe la prescrizione. Intanto il Gup dà ragione a Messere e tira in ballo la Cassazione

di Enzo Di Gaetano
Sempre più avvolta nelle nebbie del dubbio e della prescrizione l’inchiesta sulla vendita a Remo Perna dello Zuccherificio del Molise.
Sono passati ben sei anni dal 2009, quando Michele Iorio, di fronte alla grave crisi finanziaria e produttiva dell’impianto di Termoli, chiese l’aiuto di Remo Perna, definendolo il Marchionne molisano. Sei anni con l’inchiesta che ancora è ferma davanti al Gup e che, se mai andrà in aula, sicuramente cadrà sotto la mannaia della prescrizione. Ma non è questa la notizia, infatti la novità è che il Gup del tribunale di Isernia, Ruscito, ha accolto la richiesta dell’avvocato Messere, stabilendo che dovrà essere la Cassazione ad esprimersi sulla competenza territoriale dell’abuso d’ufficio contestato a Iorio e Vitagliano.
In sostanza le toghe d’ermellino dovranno dire se è competente Campobasso, come afferma Messere, o Isernia.
Per gli altri indagati invece Ruscito ha deciso che saranno due tribunali ad interessarsi della vicenda. Il Gup di Isernia, il prossimo sei maggio, dovrà esprimersi sul rinvio a giudizio di Remo Perna, Elvio Carugno e altri indagati, relativamente al capo d’accusa di truffa e riciclaggio. I fatti contestati si riferiscono all’uso indebito di fondi regionali per la formazione professionale.
Il Gup di Larino, invece, dovrà esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio, per aggiotaggio, di Domenico Porfido, ex presidente dello Zuccherificio, dei fratelli Tesi, proprietari dell’azienda, e di Gabriele La Palombara, Stefano Benatti e Gino Vignone, consiglieri di amministrazione; nonchè dei revisori contabili dell’epoca, Roberto Vaccarella, Franco D’Abate e Paolo Verì, attuale consulente di fiducia del governatore Paolo Frattura.
L’inchiesta fu avviata, a suo tempo dal sostituto procuratore Fabio Papa che condusse le indagini e chiese 16 rinvii a giudizio. Il procedimento però finì ad Isernia a causa di un’eccezione sulla competenza delle procure. In pratica se catena di reati ci fu, il primo sicuramente era stato commesso proprio ad Isernia, sede legale di due società di Perna, beneficiarie di fondi regionali.

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