di PASQUALE DI BELLO

Con un ordine del giorno congiunto di centrosinistra e centrodestra, il Consiglio regionale del Molise (unica eccezione i 5 Stelle) ha dato mandato al Presidente della Regione di intervenire presso il Governo nazionale al fine di modificare la normativa Balduzzi, quella che rischia di cancellare definitivamente la Sanità in Molise.

Al termine di una interminabile giornata, il Consiglio regionale del Molise, riunito in seduta monotematica sull’argomento Sanità, ha dichiarato guerra (finalmente!) a Roma. Ai tavoli, ai decreti, ai regolamenti delle occhiute cariatidi ministeriali che da anni stanno mettendo a dura prova la salute dei molisani, ma non quella normalmente intesa, bensì quella mentale. Perché la rivolta, la guerra, è proprio alla logica manicomiale che ha ispirato da anni le politiche centrali,  guidate da una visione della sanità esclusivamente ragionieristica, una logica miope che si è limitata a vedere solo le responsabilità sedimentate negli anni (che ci sono, sono tante e nessuno intende cancellare) dimenticando il sacrosanto diritto alla salute sancito dalla Costituzione anche per i molisani.

Prendiamo ad esempio il regolamento attuativo del famigerato decreto Balduzzi, quello che è in predicato di pubblicazione e sul quale si è concentrata larga parte della sessione consiliare. Bene, sulla base del mero criterio demografico ha radicalmente escluso (per mancanza di numeri) il Molise dal riordino del sistema sanitario nazionale. Allora delle due l’una: o i molisani decidono di accoppiarsi come conigli raddoppiando o triplicando la popolazione, oppure è il caso di armarsi di lanciafiamme e dar fuoco a questa delirante normativa. Non avendo numeri tali da giustificare strutture e reparti che vadano oltre siringhe, supposte, garze e cerotti, la normativa manicomiale targata Balduzzi di fatto prevede lo smantellamento di tutti gli ospedali regionali, ridotti più o meno al ruolo di lazzaretti o tende da campo. Questo, salvo accordi di confine con le regioni limitrofe. Ciò vuol dire che i molisani per mantenere quel poco di sanità che gli è rimasta, dovranno andare col cappello in mano in Abruzzo, Puglia e Campania a chiedere in prestito qualche centinaio di migliaia di cittadini da considerare propri al fine di mantenere in vita e giustificare la presenza di strutture ospedaliere sul territorio. A questa demenziale genialata, si contrappone un ostacolo insormontabile: nessuna regione si sogna e si sognerà di fare accordi facoltativi col Molise. Perché tali sono, facoltativi e non obbligatori.

La rivolta contro Roma e Balduzzi, ha visto in pratica tutti protagonisti: la maggioranza di centrosinistra e le opposizioni. Tra queste ultime, tuttavia, va segnalata la differenza tra i 5 Stelle e il resto della minoranza di centrodestra. Quest’ultimo infatti – ed è questo il dato politico saliente – è riuscito a trovare un’intesa col centrosinistra che si è concretizzata in un ordine del giorno comune che impegna il Presidente della Regione a promuovere iniziative utili ad ottenere la modifica della normativa Balduzzi o, in caso contrario, “ad intraprendere azioni intese a difendere i diritti costituzionali il cui riconoscimento spetta anche ai cittadini del Molise”. Ed è questo l’aspetto più significativo dell’intera giornata, l’aver detto a chiare lettere che o Roma cambia le norme in fase di promulgazione, oppure il Molise impugnerà sia il decreto Balduzzi che il regolamento attuativo per violazione della Costituzione. La presa di posizione, netta come si vede, verrà notificata (come prevede lo stesso ordine del giorno) alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (Renzi), ai Ministri della Salute (Lorenzin), dell’Economia e Finanze (Padoan) e degli Affari regionali (Renzi ad interim). Adesso, trovata un’intesa comune, bisognerà capire quanta forza avrà questo compromesso storico sulla Sanità. Bisognerà capire quanto questa linea, anche con l’appoggio della delegazione parlamentare, sarà capace di sfondare a Roma. Certo è che la guerra a questo punto è dichiarata. Una guerra, c’è da credere, che non ammetterà prigionieri. O il Molise, e la sua autonomia, si salva, oppure soccombe.

Quanto ai 5 Stelle, significativa la loro richiesta (bocciata) di contenere il budget da destinare alle strutture private nella misura del 15%, che è la metà esatta di quanto accade oggi. Per il resto la discussione ha toccato altri punti, come la ridefinizione del Programma operativo 2013-2015, oggetto di un ordine del giorno votato però dalla sola maggioranza.

 

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