di MARCELLA TAMBURELLO

La Via Crucis, il settenario, il cammino degli apostoli per le vie della città, la lavanda dei piedi, la processione del cristo morto e della madonna addolorata accompagnati dalle suggestive note del «Teco Vorrei», tradizioni di Campobasso che si rinnovano ogni anno in occasione della Pasqua. Riti sacri che iniziano con il periodo di quaresima con le prove del coro composto da oltre 700 elementi, uomini e donne, che da oggi e fino al 30 marzo si riunirà, ogni lunedì, nella cattedrale o nella chiesa di santa maria della croce, per intonare il teco vorrei. Canto simbolo dell’uomo che eleva la sua voce a Dio e che si unisce alla sofferenza del cristo morto e al dolore di Maria. La musica del Coro che accompagna la processione del Venerdì Santo fu composta, alla fine del 800, dal maestro Michele De Nigris, e riesce ancora oggi ad emozionare gli animi e a fermare un’intera città. Altra tradizione di Campobasso, che riunisce tantissimi fedeli, è il Settenario, chiamato «lo zuchetezù». Da sabato 21 marzo fino a venerdì 27, per sette sere consecutive i campobassani si ritroveranno, nella chiesa di santa maria della croce, raccolti in devoto silenzio mentre le dolci note del Maestro De Nigris riempiono la chiesa e gli animi dei presenti. L’inno, appunto «lo zuchetezù», è una specie di “botta e risposta”, che il suo compositore chiamò: “Oh di Gerico beata”. Tradizioni antiche quelle dei riti sacri in occasione del periodo pasquale, risalenti, con molta probabilità al tredicesimo secolo ma che ancora oggi uniscono tutta la città.

 

 

 

 

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