Uno scrittore ha in sorte una piccola voce pubblica. Può usarla per fare qualcosa di più della promozione delle sue opere. Suo ambito è la parola, allora gli spetta il compito di proteggere il diritto di tutti a esprimere la propria”. Così Erri De Luca scrive nel suo pamphlet “La parola contraria”, dove esamina il caso guidiziario che lo vede coinvolto per le sue dichiarazioni sulla Tav in Val di Susa. Nel 2013 in un’intervista disse “va sabotata”. Ora è sotto processo per istigazione a commettere reati. Si è parlato di diritti, di libertà di espressione e di costituzione nell’affollatissimo incontro a Termoli al cinema Sant’Antonio con lo scrittore Erri De Luca, organizzato dall’associazione “Sopra le righe”. Una platea eterogenea, tra cui tanti giovani. “Non sono vittima di un errore giudiziario, la vera vittima casomai è l’articolo 21 della Costituzione” ha detto, quello cioè sulla libertà di espressione.  In sala De Luca ha raccontato di quando 10 anni fa ha deciso di sposare la causa No Tav, e cioè in seguito allo sgombero con la violenza di un accampamento in cui si protestava pacificamente. “Sono convinto dell’efficacia di questa lotta pacifica civile – ha spiegato – perché il movimento è riuscito a impedire un’opera micidiale e sta lottando per impedire che montagne piene di amianto vengano perforate”. Dure le parole di De Luca secondo il quale “la Tav è un’opera inutile e inconclusa che serve solo per spendere denaro pubblico favorendo imprese private legate ai partiti” ha detto tra gli applausi generali.

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