Sono ripresi questa mattina, nel territorio di Sesto Campano, gli scavi disposti dalla Procura della Repubblica per verificare se siano stati interrati o meno rifiuti pericolosi. Nelle operazioni di scavo, coordinate dagli agenti del Corpo forestale del comando provinciale di Isernia, sono stati impegnati gli uomini e i mezzi dei Vigili del fuoco provenienti da Campobasso, Benevento e Isernia, insieme al personale dell’Arpa Molise, che ha prelevato alcuni campioni del materiale recuperato sotto terra. In tutto sono stati programmati tre scavi. Finora non sono sono state trovate sostanze pericolose, ma solo materiali ferrosi e scarti provenienti da cantieri edili. Con questa campagna di scavi si concludono le verifiche tra Venafro e Sesto Campano, volute dal procuratore capo Paolo Albano, alla luce delle dichiarazioni del pentito di Camorra Carmine Schiavone, delle segnalazioni di alcuni cittadini e dei rilievi aerei effettuati da un drone, che aveva per l’appunto segnalato alcune zone sospette. Nei mesi scorsi sono stati passati al setaccio anche diversi terreni nel territorio di Venafro. Ma anche in questo caso non sono emerse novità di rilievo. Oltre al solito materiale da demolizione, è saltato fuori qualche fusto e della ferraglia. Sono state individuate anche delle sostanze strane, di colore verdastro, ma l’impressione è che si sia ben lontani da quei rifiuti tossici di cui si è parlato con preoccupazione nei mesi scorsi, con tanto di paragoni con la Terra dei fuochi. Almeno nei terreni segnalati dal drone. Che – è bene ricordare – accenda la sua spia solo quando individua materiali ferrosi. Ragion per cui da questi scavi potrà uscire solo una verità parziale. Certo è che le analisi fin qui svolte – ha avuto modo di precisare il procuratore capo Albano al termine della prima campagna di scavi – hanno permesso di escludere l’inquinamento dei terreni e delle falde acquifere. Le indagini vanno comunque avanti. Solo al termine degli ultimi esami nei laboratori dell’Arpa la Procura tirerà le somme.

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