La Camera di Commercio di Isernia sarà accorpata a quella di Campobasso.
L’allarme vine lanciato dalle Rsu dell’ente camerale isernino che, in un loro comunicato, affermano: “È un continuo susseguirsi di notizie che si avvicendano nel percorso di annientamento della Provincia di Isernia, lo scorso 29 dicembre, con delibere dei rispettivi consigli camerali a maggioranza qualificata dei due terzi, le Camere di commercio del Molise hanno avviato il percorso di razionalizzazione a livello regionale, prevedendo l’unificazione dei due enti in una sola struttura, la nuova camera di Commercio del Molise con sede a Campobasso e sede secondaria ad Isernia e conseguente spostamento della governance, della maggior parte degli uffici e delle risorse verso il capoluogo di Regione, a danno della nostra provincia. Notizia passata in sordina e senza alcun rilievo, proprio per non dare nell’occhio….
L´atto di unificazione votato dai due consigli camerali della Camera di Campobasso e di Isernia nella seduta dello scorso 29 dicembre, ha decretato il percorso di fusione della Camera di Commercio di Isernia con quella di Campobasso che è stato avviato con la trasmissione dei rispettivi atti al Ministero per il decreto di costituzione del nuovo ente, nonostante dall’alto il percorso di riforma delle camere di commercio si è arenato ed è rimasto nel cassetto. Le Commissioni Bilancio e Industria del Senato, infatti, hanno stravolto il piano del governo sul sistema camerale italiano bocciando per intero l´articolo 9 del disegno di legge sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche relativo al riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di Commercio.
Il famigerato articolo 9 eliminava totalmente anche il contributo che le imprese devono agli enti camerali e prevedeva il passaggio del registro delle imprese al Ministero dello Sviluppo Economico. La completa cancellazione del contributo obbligatorio in favore delle Camere, avrebbe impedito il mantenimento di alcune funzioni vitali degli enti camerali e avrebbe avuto pesanti ripercussioni sulla salvaguardia dei livelli occupazionali. Alla luce di queste novità, nonostante tale processo di riforma sia stato bloccato, i consigli camerali dei due enti camerali molisani, in barba a tutto ciò e forzati a seguito alle minacce di Unioncamere nazionale che, in palese violazione di legge, subordina l’erogazione del contributo del fondo perequativo di rigidità, essenziale per la sopravvivenza dell’Ente camerale, al processo di accorpamento delle due camere, ha proseguito nel percorso di unificazione delle due camere.
L’art. 18 della legge 580 del 93 sulla riforma delle camere di commercio, ha previsto l’istituzione di un fondo nazionale di garanzia e di perequazione, dove confluisce una parte del diritto annuale versato dalle imprese (non soldi dello Stato, ma delle imprese), destinato alle camere in rigidità di bilancio, come la nostra e quallea di Campobasso. Tale fondo è gestito a livello centrale da Unioncamere, che sulla base di un regolamento interno lo ripartisce tra le varie camere sotto forma di contributo per progetti e in parte come contributo per rigidità. Orbene, l’Unioncamere Nazionale ha posto come obiettivo per molte camere piccole come la nostra, l’unificazione a livello regionale con l’altra camera per ottenere tale contributo, in palese contrasto con quanto previsto dalla legge. Tutto ciò ha portato a che i nostri amministratori, fregandosene della salvaguardia delle imprese del territorio e dei servizi che la stessa eroga ai propri iscritti”.

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