di FABRIZIO OCCHIONERO

“Per raccontare quel periodo, il tempo è sempre troppo breve perché il racconto è troppo lungo”. Un ricordo lucido e consapevole, quello del generale Antonio Cornacchia, il primo ad arrivare in via Caetani il 9 maggio 1978, il primo ad aprire il portabagagli della Renault 4 dove le Brigate Rosse avevano lasciato il cadavere di Aldo Moro. La sua testimonianza è stata al centro della seconda lezione della scuola della legalità intitolata a don Peppe Diana. Un confronto nella sala del centro Il Melograno di Larino dove tanti giovani hanno seguito con attenzione l’intervento del generale Cornacchia. Un modo per affrontare i temi del terrorismo e delle stragi in un periodo che non hanno vissuto, oggi che i dubbi sul caso Moro sono tornati anche al centro di una Commissione parlamentare di inchiesta. Grande emozione ha suscitato la consegna al nipote, anche lui poliziotto, di una targa al merito alla memoria di Giulio Rivera, l’agente di Guglionesi che faceva parte della scorta di Moro e legato un destino tragico che fa parte della storia di tutto il Paese.

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