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Apertura - Attualità - Editoriali - Idee e opinioni - Politica - QD - 30 Novembre 2014

Cassa in deroga, il Ministero boccia Petraroia: a Natale 282 lavoratori senza soldi. Frattura vicino alla revoca dell’incarico

di PASQUALE DI BELLO

Contrariamente a quanto affermato dall’assessore al Lavoro, Michele Petraroia, la liquidazione della Cassa integrazione in deroga, attesa da 282 lavoratori e 22 aziende, è in alto mare. La Regione sbaglia la procedura di trasmissione dei decreti di liquidazione all’Inps. Nel silenzio generale, dall’opposizione in Consiglio regionale ai sindacati, si sta consumando un atto gravissimo nei confronti di lavoratori, famiglie e imprese. Per tutti sarà un Natale amaro. Sulla vicenda il Ministero del Lavoro chiede spiegazioni a Petraroia. Possibile intervento di Frattura per rimuovere l’assessore.

Se ai cassintegrati (in deroga) del Molise toccherà un Natale di seconda mano, cioè senza soldi, la responsabilità politica ha un nome e un cognome: Michele Petraroia. Le fesserie (oltre alle bugie), che si sa hanno le gambe corte, in questo caso hanno anche una faccia : la sua, quella dell’ex comunista ed ex segretario regionale della Cgil, ex oppositore a tre turni del governo Iorio e oggi assessore a tre marce (imballato come una vespetta) del governo Frattura. Lavoro, un tema che da ex comunista ed ex sindacalista Petraroia dovrebbe conoscere bene e che da cristianosociale, quale egli si dichiara, dovrebbe trattare con attenzione diversa da quella sin qui manifestata. Almeno per ciò che concerne una vicenda nella quale la superficialità, per usare un eufemismo, pare essere la regola generale.

Parliamo, ancora una volta, della Cassa integrazione in deroga, ammortizzatore sociale oggi dovuto a 282 lavoratori (leggi anche famiglie) e a 22 aziende strangolate dalla crisi generale e, in Molise, dalla negligenza regionale: quella di una struttura incapace di gestire una procedura che dovrebbe essere pane quotidiano per chi occupa posti di responsabilità politica e dirigenza all’interno di un assessorato al Lavoro. Talmente lorsignori sono stati incapaci, superficiali e negligenti, da essere stati pesantemente redarguiti lo scorso giovedì (27 novembre) dai funzionari del Ministero del Lavoro. Nello specifico, è stato il dottor Ugo Menziani, direttore generale del Ministero, a fare uno shampoo in piena regola alle staffette che Petraroia ha spedito Roma, due malcapitati a cui è toccato il ruolo di parafulmine, essendosi l’assessore guardato bene dal presentarsi di persona.

I fatti sono questi. La liquidazione della Cassa integrazione in deroga (come le altre) avviene attraverso una procedura concordata con il Ministero del Lavoro. Attraverso questa procedura, che stabilisce delle regole precise, le somme stanziate dal Governo e ripartite tra le Regioni, vengono trasferite da queste ultime all’Inps che le eroga sulla base di apposite liste di aziende ammesse al beneficio e sottoposte alle dovute verifiche. In pratica l’Inps, su cui spesso impropriamente finiscono gli strali, funge da bancomat. Una volta ricevuti i quattrini, li dispensa a chi ne ha diritto. Ora qui, nella nostra storia, c’è tutto. Ci sono i soldi stanziati dal Governo, c’è stato il riparto tra le Regioni beneficiarie (e il Molise è tra queste), ci sono le domande delle aziende ammesse e sottoposte a verifica. C’è un diritto maturato da lavoratori e aziende, manca solo una cosa: la liquidazione tramite l’Inps del dovuto.

E qui entra in gioco l’insufficienza e la negligenza di una struttura che non fa acqua per mancanza di personale o mezzi (anzi, di gente ce n’è anche troppa) ma per incuria e superficialità. Entro il 31.12.2013, come è avvenuto per altre Regioni, anche il Molise avrebbe dovuto e potuto prorogare le procedure stabilite (e così mettersi al sicuro) per l’erogazione della Cassa integrazione in deroga, quelle già precedentemente assunte. Cosa che non è stata fatta. Solo tra agosto e settembre 2014 da via Toscana (sede dell’assessorato) si sono svegliati, ma ormai era troppo tardi. Un ritardo del quale ora il Ministero chiede conto a Petraroia, tanto che le due staffette spedite a Roma sono tornate indietro con una richiesta specifica del direttore generale Menziani, quella di una lettera di Petraroia al Ministro Poletti nella quale il nostro spieghi le ragioni del cortocircuito molisano. Solo dopo questo passaggio, dal Ministero vedranno come intervenire. Siamo quindi tornati al punto di partenza, e i 282 lavoratori (famiglie comprese) e le 22 aziende dovranno attendere un tempo al momento indefinibile per ricevere quello che in altre parti d’Italia hanno già avuto. Faranno, come detto, un Natale di seconda mano: senza soldi. Gli stessi soldi che quando verranno, serviranno anche per le tasse da pagare a questa stramaledettissima Regione e, per li rami, anche a comporre l’emolumento dovuto a fine mese per l’assessore al Lavoro.

Dal canto suo, Petraroia, che in materia di comunicati stampa ha battuto persino la buonanima dell’ex Presidente della Repubblica Saragat (che in realtà si esprimeva a telegrammi beccandosi gli strali dell’indimenticabile Fortebraccio), stranamente sulla vicenda tace. Anzi no, una cosa l’ha detta ed è stata una fesseria; allo stato dell’arte e nel merito una sciocchezza rifilata ai molisani, servita solo a gettare fumo negli occhi a chi invece attendeva notizie certe. Con la consueta prosa da gesuita, Petraroia lo scorso 15 novembre ha diramato un dispaccio e ha fatto sapere (testuale): Con un forte impegno della struttura tecnica dell’Assessorato al Lavoro è stato possibile recuperare il ritardo procedurale sull’accesso alla cassa in deroga per il 2014 dovuto alla definizione normativa nazionale intervenuta solo ad agosto con la pubblicazione del Decreto Ministeriale ma completata a settembre con l’emanazione della circolare interpretativa dell’11 settembre che assegnava un periodo strettissimo per le pratiche riferite al periodo gennaio – luglio 2014. La tempestiva convocazione della Commissione Regionale Tripartita e la collaborazione attiva tra la Direzione Regionale del Lavoro, l’INPS, le associazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali, hanno permesso di accelerare i termini di presentazione delle istanze, della trattazione delle pratiche e della ultimazione delle istruttorie consentendo la trasmissione dei Decreti di pagamento all’INPS per n. 22 imprese che coinvolgono n. 282 lavoratori”.

Fuffa. Aria fritta e nauseabonda. Una fesseria in piena regola. “La trasmissione dei decreti di pagamento all’Inps” è rimbalzata come un sasso sulla fronte della Regione che se l’è vista bocciare. L’istituto di previdenza, per capirci, che si è visto recapitare i dati dalla Regione in una forma diversa da quella prevista, è intervenuto a sua volta presso l’assessorato affinché si adeguasse alle disposizioni in corso. Per fare questo, arrivati al punto dove siamo giunti, c’è bisogno però che intervenga il Ministero. Come stanno le cose, ora lo sappiamo. Dal Ministero aspettano che Petraroia scriva e spieghi l’accaduto e chieda che la Regione, nonostante le fesserie sin qui fatte e dette, venga correttamente riammessa a pagare il dovuto ai lavoratori tramite l’Inps. Scrivere, per Petraroia, non dovrebbe essere difficile, vista la mole sesquipedale di scartoffie che quotidianamente produce. E prima ancora che al Ministro, vorremmo che Petraroia scrivesse ai molisani. Uno di quei suoi belli e infiocchettati comunicati stampa, per spiegare ai lavoratori e alle famiglie come stanno realmente le cose, come sono andate e, soprattutto, quando verranno effettivamente liquidate le somme dovute.

A parti rovesciate, non osiamo immaginare cosa avrebbe detto e scritto Petraroia se al governo ci fossero stati ancora Michele Iorio, Gianfranco Vitagliano e Angela Fusco. Ci pare di vederlo, in piedi e sdegnato, agitare i suoi fogli in uno di quei suoi tanti j’accuse che gli venivano molto bene e che, immancabilmente, si concludevano con gli imperativi: si faccia, si dica, si intervenga … Agli strali in Consiglio, sarebbe poi seguito l’immancabile comunicato stampa che, data la gravità della cosa, sarebbe stato inviato per conoscenza anche al Santo Padre e al Consiglio di sicurezza dell’Onu e non solo alle centinaia di migliaia di enti e istituzioni a cui Petraroia normalmente si riferisce.

Su come siano andate realmente le cose Petraroia tace, ma non potrà farlo a lungo. Su questa vicenda stanno emergendo responsabilità per le quali è verosimile l’intervento del presidente Frattura, teso a verificare se vi siano ancora le condizioni di una permanenza dell’assessore al proprio posto. Duecento ottantadue persone, e ventidue aziende, sembrano non esistere per nessuno. Questa è una storia sulla quale tutti tacciono, dall’opposizione in Consiglio regionale (dormono tutti, da Iorio ai grillini) ai sindacati che i lavoratori, almeno per dovere di firma, dovrebbero difenderli. Noi la responsabilità politica l’abbiamo denunciata, ora aspettiamo che qualcuno ci dica di chi è quella tecnico-amministrativa. Vorremmo sapere, per una volta, che faccia hanno i furbetti da posto fisso e da stipendio sicuro che alla fine la fanno sempre franca e liscia.

 

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