Niente di fatto a Milano, all’assemblea dei soci della Oti, che doveva provvedere alla sostituzione di Antonio Rosati e alla nomina di un nuovo presidente e amministratore delegato. I soci hanno preferito prendere altro tempo, sperando forse in un veloce ritorno in libertà di Rosati, che potrebbe risolvere parecchi problemi al gruppo pilotato dall’imprenditore. Il principale sono le nuove garanzie chieste dal tribunale di Isernia. Infatti si è appreso che, subito dopo a notizia dell’arresto di Antonio Rosati, sarebbe partita da Isernia una lettera in cui si chiedevano alla Oti chiarimenti sulla situazione economica e patrimoniale dell’azienda. In sostanza, il tribunale non vuole avere ripercussioni sul concordato per i fatti relativi all’inchiesta milanese e pretende garanzie immediate. D’altro canto c’è da dire che questo è davvero un momento delicato per Oti, in quanto l’inchiesta milanese ha bloccato tutti i conti correnti di Rosati. Antonio Bianchi, però, ostenta fiducia e si dice sicuro che l’azienda andrà avanti perchè c’è il lavoro e ci sono le licenze. Si tratta di Gay Mattiolo, Ferrè e Lorenzo Riva. Insomma le premesse per fare bene ci sarebbero tutte e solo l’incidente di percorso accaduto a Rosati ha rimesso tutto in gioco. Infatti, qualora non arrivassero idonee garanzie finanziarie, il tribunale potrebbe far abortire il concordato e riaprire una nuova fase, oppure far fallire direttamente l’Ittierre. Una brutta vicenda che si intreccia anche con un’altra questione delicata, sempre in tribunale. Infatti domani tornano davanti al Gup i sette indagati accusati aver rubato dieci milioni dalle casse dell’Ittierre, pagando a loro stessi fatture false, grazie alla complicità di un impiegato della contabilità che, dopo aver versato sul suo conto corrente le mazzette guadagnate fraudolentemente, aveva pensato bene di investire i soldi rubati comprando appartamenti a Isernia e Vasto. (edg)

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