Sconcerto, stupore e soprattutto smarrimento. La tegola giudiziaria cascata addosso ad Antonio Rosati, Patron della Oti, preoccupa oltremodo lavoratori e sindacati dell’Ittierre, che assistono sgomenti al nuovo colpo di scena in atto nell’infinita e per certi versi tragica vicenda dell’Ittierre.
Da una parte c’è Antonio Bianchi, socio di Rosati nella Oti, che rassicura i lavoratori e garantisce continuità aziendale e futuro produttivo: l’Oti – ha detto – è patrimonializzata a dovere e possiede già tutte le risorse necessarie per far fronte agli investimenti previsti. I sequestri disposti a Milano non interessano la Oti. Nessuna paura quindi per il futuro.
Dall’altra parte, però, ci sono sindacati e dipendenti che non sembrano così ottimisti. Amico Antonelli della Uil ha esternato tutta la sua amarezza per l’ennesima brutta notizia in arrivo da Milano e chiede di sapere ufficialmente se la Oti sia realmente in grado di onorare le scadenze previste dal concordato.
Anche Francesco Di Trocchio, della Cisl, ha esternato tutti suoi dubbi sulle capacità finanziarie della Oti, alla luce del sequestro di ben 63 milioni di risorse finanziarie e immobili fatte nei confronti di Antonio Rosati.
Ma la domanda, la vera domanda, è una sola. Il mercato del fashion è particolare, vive di simpatie e sensazioni. Dopo l’arresto di Rosati, fasonisti, clienti e licenziatari avranno ancora fiducia nell’azienda di Pettoranello?
Il mercato sarà ancora disponibile a scommettere sul futuro produttivo del tessile molisano?
Una domanda che, per ora, resta senza risposta. I prossimi giorni, ci daranno qualcosa. Intanto sono in corso febbrili riunioni a Milano, nel quartier generale della Hdc, la holding di Rosati, per decidere la cosa più urgente: chi indicare al suo posto, come amministratore delegato di Oti. Il nome del suo sostituto ci dirà qualcosa sul futuro dell’ex Ittierre. (edigaetano)

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