Il tribunale di Isernia come quello di Roma. Avvocati di grido si stanno avvicendando sullo scenario isernino per la clamorosa vicenda giudiziaria dell’Ittierre che, nelle ultime ore, ha fatto venire fuori anche intrecci internazionali, con fantomatiche società offshore alle Isole Vergini. I nomi sono quelli di Paola Severino, ex ministro, che difende, insieme a Nunzia Volo, Stanislao Chimenti, commissario Ittierre. C’è poi Franco Coppi, quello che ha fatto assolvere Berlusconi nel Ruby Gate, che difende Donato Bruno, aspirante giudice della Corte Costituzionale, e poi c’è il famoso penalista molisano, Arturo Messere che si è costituito come parte civile, a nome di Roberto Spada e Andrea Ciccoli, anche loro, come Chimenti, commissari Ittierre. Insomma un caso quello dell’Ittierre che, a distanza di anni dal crack, sembra gonfiarsi sempre di più, complice anche la politica nazionale. E proprio in riferimento a quest’ultimo aspetto, un nuovo missile in partenza da Isernia si abbatte su Donato Bruno, il parlamentare di Forza Italia in lizza per un seggio alla Corte Costituzionale. Una nuova mazzata che presumibilmente farà finire nel cestino per sempre le sue ambizioni di indossare l’ermellino più prestigioso, quello dell’organo chiamato a tutelare la nostra costituzione. Per la seconda volta è un’inchiesta de Il Fatto che fa suonare la sveglia per Donato Bruno. Un articolo dal titolo: “Bruno, i commissari offshore e gli arabi raggirati su Ferrè”. Nel servizio, a firma di Massari e Scacciavillani, si analizzano al microscopio le inchieste della procura di Isernia nate dal commissariamento dell’Ittierre. I principali rami sono due. Il primo, partito dalla denuncia dei commissari straordinari, ha dato luogo al rinvio a giudizio per bancarotta di Tonino Perna, più un’altra decina di imputati. Un processone che comincerà  tra pochi giorni, a ottobre. Il secondo, nato da un esposto a firma di ex lavoratori dell’Ittierre, chiama in causa i tre commissari, accusandoli di comportamento illegale, in qualità di curatori degli atti del fallimento. Ed è questa l’inchiesta che preoccupa di più Bruno perchè, stando sempre alle indiscrezioni de Il Fatto, il parlamentare di Forza Italia potrebbe essere indagato perchè avrebbe ricevuto soldi, tanti, in cambio di consulenze professionali prestate per conto della gestione commissariale dell’Ittierre. I commissari, ascoltati dal sostituto Scioli, che cura la scottante indagine, si sarebbero difesi sostenendo che si trattava esclusivamente di consuenze di carattere professionale previste e rese possibili dalla legge sulla curatela fallimentare. Ma c’è di più e la notizia è venuta fuori nelle ultime ore. I rami delle inchieste sul post Ittierre sarebbero diventati tre arrivando a toccare i Caraibi. Infatti è venuto fuori che gli arabi della famiglia Sankari, quella che ha acquistato dalla gestione commissariale il marchio Ferrè, accusano Chimenti, Spada e Ciccoli di aver rifilato loro il classico bidone. Sostengono, infatti, che i diritti della Ferrè per il mercato asiatico non sono andati a loro, che hanno comprato il marchio, ma ad una società offshore delle Isole Vergini. E, a questo punto, viene fuori un documento inquietante, presumibilmente taroccato, da cui viene fuori che la società Lure, quella delle Isole Vergini, sarebbe amministrata da due commissari, Chimenti e Spada. Una bomba. Insomma, se quel documento fosse vero, più che alla truffa, saremmo alla farsa. Infatti i commissari avrebbero venduto a loro stessi un pezzo dell’ex Ittierre. Incredibile. È chiaro che la vicenda ‘puzza’ e parecchio, difficile pensare che i commissari l’abbiano fatta così grossa e in maniera così grossolana, sperando di farla franca. C’è qualcosa che non quadra. Infatti, Roberto Spada, ascoltato dagli inquirenti, avrebbe smentito la veridicità del documento, parlando di un falso colossale, costruito ad arte. E poi – sostiene Spada – se si fa una società offshore alle Isole Vergini, lo si fa per mantenere l’anonimato, non certo per amministrarla allegramente sotto la luce del sole. Fin qui Spada che, intanto, ha dato incarico ad una delle più importanti agenzie italiane di indagini internazionali di portare alla luce la vera documentazione societaria della Lure, convinto che verrà fuori la verità: si tratterebbe di un documento falso, un tranello costruito ad arte per incastrare i commissari. Stesso discorso che fa l’avvocato Messere, che per Spada si è costituito parte civile: “Il dottor Spada è del tutto all’oscuro delle operazioni e dei titolari di questa società offshore ed è convinto che, ad indagine conclusa, si chiarirà ogni cosa”. Ma la domanda legittima, a questo punto, è: chi è così esperto di società e normativa offshore da preparare una tale polpetta avvelenata contro i commissari? E perchè lo avrebbe fatto? Il giallo dell’Ittierre continua e promette sviluppi eclatanti. (edigaetano)

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