“Nuovi studi sul bombardamento di Isernia hanno ridimensionato il numero delle vittime, ma ciò non sminuisce l’orrore di quanto accaduto 71 anni fa”, ha sottolineato il sindaco Luigi Brasiello durante il suo intervento alla cerimonia che si è tenuta davanti al monumento che ricorda quel tragico 10 settembre del ’43. La commemorazione come sempre dalla messa in Cattedrale, celebrata da monsignor Claudio Palumbo. Numerose le autorità presenti, buona la risposta da parte delle scolaresche e dei cittadini. Tra loro anche alcuni testimoni diretti. La signora Maria Battista i segni di quel bombardamento li porta ancora sulla sua pelle: “La mia casa – ha ricordato – crollo parzialmente. Riportati diverse ferite. Fui ricoverata per tre mesi negli ospedali di Isernia e Campobasso. I segni delle ferite sono ancora evidenti”. La signora Bianca Celli da oltre 60 vive a Princeton, negli Stati Uniti. È tornata in vacanza, ma non ha voluto perdersi la cerimonia. Il giorno del primo bombardamento lei era a scuola: “La mattina presto i tedeschi lasciarono la città. Contai 18 aerei, ma ne erano di più. Sì, ero a scuola. Mi aiutarono a uscire da un balcone. Una volta all’esterno vidi tanti morti”. La cerimonia si è conclusa con la lettura da parte di Isabella Astorri di una preghiera scritta da Franco Ciampitti, dedicata alle vittime del bombardamento. Mentre durante il suo intervento in cattedrale il presidente regionale dell’associazione delle vittime civili di guerra, Francesco Faccenda, ha voluto lanciare questo messaggio alle nuove generazioni: “Le guerre portano solo morte, distruzione e povertà. È spontaneo chiedere a tutti di impegnarsi per una pace duratura”.

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