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Apertura - Attualità - Evidenza - Politica - QD - Regione - 31 Agosto 2014

Società partecipate, la Uil incalza la Regione: “Serve una gestione rigorosa, tutelando i lavoratori”

di ANNA MARIA DI MATTEO

Le società partecipate italiane sono al centro dell’attenzione del commissario alla spending rewiev Carlo Cottarelli. Società, la maggior parte delle quali, con i conti in rosso e che secondo lo stesso Cottarelli vanno tagliate drasticamente. In attesa che il governo Renzi decida cosa fare, in Molise è la Uil a suonare la sveglia al governo regionale, sollecitando una gestione oculata delle società a partecipazione regionale, molte delle quali sono veri e propri carrozzoni politici.

«Luoghi di potere, attraverso i quali la politica opera indisturbata, dividendosi poltrone dei consigli di amministrazione, assumendo personale a proprio piacimento, così da creare un bacino di consensi utile ad ogni tornata elettorale, il tutto abbondantemente finanziato con le casse pubbliche ed i soldi dei contribuenti molisani», è l’affondo di Mauro Sasso, segretario regionale del sindacato.

Uno stato di cose che è diventata una pericolosa quanto dannosa consuetudine, alla quale la Uil ora, vista la situazione drammatica in cui si trova la regione, va posto un rimedio. «Siamo favorevoli ad una dismissione progressiva delle quote pubbliche dalle società – ha precisato Sasso – così da cancellare definitivamente i metodi da prima Repubblica e che hanno mandato in rovina la maggior parte degli enti, in Molise come in Italia».

Dunque abbandonare progressivamente il controllo delle società partecipate ma con cautela, ha avvertito il sindacato,  soprattutto se si tratta di enti le cui attività hanno ricadute dirette sulla programmazione economica del territorio e che dovrebbero rivestire una sorta di braccio operativo della Regione.

Il segretario regionale della Uil ha ricordato i casi del Consorzio Korai, della Molise Dati che nonostante le difficoltà finanziarie possono ancora ricoprire un ruolo importante.

La Regione, secondo il sindacato deve mettere in atto una strategia di uscita graduale che tuttavia tenga conto dei livelli occupazionali.

«Prima di dismettere quote o vendere azioni  – ha ammonito il sindacalista – si tutelino i lavoratori, stipulando accordi seri e convenienti per tutti, salvaguardando principalmente chi lavora. La politica intraprenda, da subito, con fermezza e responsabilità, questo cammino. Il tempo degli sperperi -ha concluso Sasso – è finito».

 

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