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Attualità - Evidenza - QD - Regione - 30 Agosto 2014

Serata newyorchese con i Manhattan Transfer

di FABRIZIO OCCHIONERO

Hanno definito piazza Duomo una location ideale per il loro concerto. A fare da cornice un pubblico che ha riempito ogni angolo del paese vecchio per seguire un evento attesissimo.

Con gusto ed eleganza impeccabile i Manhattan Transfer hanno richiamato presenze anche dalle altre regioni chiudendo nel migliore dei modi l’edizione 2014 dell’Eddie Lang Jazz festival.

Oltre quarant’anni di carriera per il quartetto vocale statunitense conosciuto e applaudito in tutto il mondo. Una storia che parte da lontano ma ancora attualittisma e capace di coinvolgere i tanti appassionati con un repertorio che non è mai lo stesso perché – hanno affermato – ogni pubblico regala un’emozione, anche se cantiamo centinaia di volte le nostre canzoni»

Un intreccio vocale perfetto, una svariata serie di registri che quasi li fa sembrare un’orchestra e nel tempo ha fatto scalare al celebre  quartetto le classifiche mondiali forse con quella che rimane la loro hit più famosa, Soul Food To go dall’album Brasil.

Incontenibili, dinamici: un’intesa inossidabile tra Tim Hauser, Alan Paul, Janis Siegel e Cheryl Bentyne che hanno regalato le migliori espressioni loro bravura con diversi arrangiamenti ma conservando un’identità inconfondibile.

A Termoli, l’evento conclusivo dell’open tour dell’Eddie Lang, patrocinato dal Comune, ha confermato la qualità del festival e l’ottimo riscontro di pubblico da Monteroduni alla città adriatica.

Tim Hauser, fondatore dei Manhattan Transfer, ha evidenziato lo spazio dedicato alla ricerca musicale:

<<In un progetto musicale è molto importante lo spazio che viene dedicato alla ricerca. Si tratta di sforzare la mente e il cuore per trovare la giusta ispirazione e dare un senso al lavoro che si realizza da un disco ai tanti arrangiamenti possibili e abbiamo sempre cercato di dare il massimo impegno in ogni contesto in cui ci siamo esibiti>>.

E a distanza di tanti anni Alan Paul interpreta così l’idea della musica jazz: <<Quarant’anni coprono un periodo di tempo molto lungo nel corso del quale ci sono stati e abbiamo assistito a tanti cambiamenti nel mondo della musica. Il jazz ha però conservato le sue idee fondamentali, il senso dell’improvvisazione, cercando di creare ogni volta in maniera spontanea grazie al grande senso di libertà che solo questa musica può dare>>.

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