di ENZO DI GAETANO

Processo sul crack Ittierre.
Paolo Albano non ci sta. Quella decisione del Gup, Stefano Calabria, non gli è andata giù e, come anticipato alla stampa, ha presentato il ricorso alla Corte di Cassazione contro il proscioglimento in istruttoria di Tonino Perna più otto indagati, in riferimento a due capi d’accusa.
Per il procuratore capo di Isernia, la decisione di Calabria è sbagliata e merita di essere riformata dalla Cassazione, invitata ad accogliere la sua richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta.
In particolare per quattro, tra i nove indagati, significherebbe l’inizio di un nuovo incubo e finire alla sbarra insieme agli altri accusati per la bancarotta Ittierre. Tra loro anche Antonello Di Pasquale e Antonio Arcaro che, invece, con la decisione del 21 maggio del Gup Calabria, si erano visti completamente prosciogliere da ogni accusa.
Al contrario, per Tonino Perna e per altri imputati, si tratterebbe invece solo di un aggravamento della loro posizione processuale, perchè per loro c’era comunque già stato il rinvio a giudizio, anche se per altri capi d’accusa. Ma vediamo nel dettaglio quali sono i proscioglimenti decisi dal Gup a cui la Procura si è opposta. Si tratta delle ipotesi di reato indicate nei capi B e Dh della richiesta di rinvio a giudizio.
In particolare, Albano afferma che: “La decisione del giudice dell’udienza preliminare di dichiarare il non luogo a procedere unicamente per i due capi B e Dh, non può essere assolutamente condivisa, in quanto i fatti oggetto di contestazione nei due capi d’accusa si inquadrano in un ampio, complesso e articolato capo d’imputazione, relativo alla più grave e rilevante bancarotta fraudolenta contestata in Molise e fra le più rilevanti anche in campo nazionale, atteso che le somme distratte ammontano, secondo la tesi accusatoria, a oltre sessanta milioni di euro”.
Il procuratore poi fa l’elenco delle operazioni contestate, motivando il suo ricorso e aggiungendo, alla fine, una chiosa riferita all’avvocato Antonio Di Pasquale, considerato estraneo ai fatti dal Gup, anche perchè dice Albano, componente del Cda Ittierre solo da tredici giorni. Per il procuratore non appare ammissibile che “una responsabilità penale possa fondarsi sul numero dei giorni nei quali si è stati componenti di un Cda. Se i giorni sono trenta o quaranta, o altro, si è responsabili, se i giorni sono tredici, come nel caso di Di Pasquale, interviene il proscioglimento”.
A questo punto però bisognerà aspettare le toghe d’ermellino della Cassazione per capire se il processo per il crack Ittierre, il prossimo 15 ottobre, riavrà 14 o solo dieci imputati, come oggi, dopo i proscioglimenti del Gup.

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