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Un giorno nella Storia: il 29 ottobre i Carri di San Marino in Pensilis da papa Francesco

foto di Emi Curatolo

di PASQUALE DI BELLO

La notizia è di quelle destinata a fare il giro del pianeta. La Carrese di San Martino in Pensilis, con i suoi tre carri, Giovanotti, Giovani e Giovanissimi, il prossimo 29 ottobre approderà in piazza San Pietro. Addobbati a festa e con i buoi aggiogati, i Carri saranno ricevuti da papa Francesco nel corso dell’udienza generale del mercoledì. E’ prevista la sosta e la benedizione del Santo padre.

Non è esagerato dire che l’evento è di quelli destinati a restare nella Storia: quella di una comunità e della Chiesa universale. Il prossimo 29 ottobre, i tre carri della Carrese di San Martino in Pensilis, Giovanotti, Giovani e Giovanissimi, saranno a Roma in piazza San Pietro per l’udienza generale con papa Francesco. Dal Santo padre i carri riceveranno una speciale benedizione ed è previsto – sicurezza e protocollo permettendo – che papa Francesco scenda dalla propria autovettura per affiancarsi a buoi e carrieri, a fedeli e cavalieri, quasi fosse un deja vu, un salto nel tempo, all’indietro nella Pampa argentina, dove scene di uomini e animali, di cavalieri e mandrie sono il tratto identitario di una nazione. Esattamente come lo è per San Martino in Pensilis, dove la Carrese rappresenta una mirabile sintesi tra religione, folclore, feste pagane, storia. In una parola: identità. Vi sono elementi che trascendono il dato temporale e lo annullano, tramandandosi nei secoli a dispetto del tempo che passa, degli uomini che vi transitano e delle stagioni che li caratterizzano. Questi elementi sono il collante di un popolo, la comune radice innervata nella Storia, qualcosa che si rinnova di continuo, come la primavera, ma che al tempo stesso rimane immutabile.

A San Martino in Pensilis tutto questo si chiama Carrese, tradizione millenaria in onore del beato Leone, protettore di quella comunità, le cui spoglie mortali sono conservate nella chiesa collegiata di San Pietro apostolo. Ossa di un santo vissuto attorno all’anno mille, monaco benedettino, recentemente restaurate e restituite a vita nuova. E’ solo di qualche giorno fa la toccante cerimonia nel corso della quale la comunità sammartinese ha potuto rivedere (era dal 1947 che non accadeva) e venerare le antiche reliquie. La visita da papa Francesco, organizzata da una strana coppia, quella che mette insieme il parroco del paese, don Nicola Mattia, un tempo scettico se non allergico alla Carrese, e il già comunista et ultra, Peppe Zio, presidente della Fondazione San Leo. Entrambi, per aspetti diversi, convertiti sulla via di Damasco: il primo, perché depurato dai pregiudizi è divenuto lo sponsor più acceso della manifestazione, presso le autorità celesti e quelle terrestri; il secondo, perché a testimonianza di quanto infinite siano le strade del Signore, ha mollato la bandiera rossa e abbracciato la stoffa della zimarra. Insomma, per dirla alla Guareschi, ai trinariciuti comunisti continua ancora a spuntare il fumo dalla terza narice, ma a San Martino in Pensilis non è più quello della propaganda ma quello dell’incenso. Ciò detto, e chiuso il siparietto canzonatorio, è bene dire che l’accoppiata tra don Nicola e Peppe Zio, insieme ad una azione di sostegno illuminata da parte dell’amministrazione retta dal sindaco Massimo Caravatta, sta producendo risultati egregi. Sia sotto il profilo dell’approfondimento storico-religioso (recente la scoperta di San Leo abate di San Paolo fuori le mura a Roma), sia sotto quello della difesa sociale di una tradizione unica al mondo che di recente si è trovata a fare i conti con i paraocchi del pregiudizio, della disinformazione se non dell’ignoranza. Parliamo da un lato delle polemiche sorte ad opera di un certo fanatismo animalista, pronto a gettarsi nel fuoco per salvare una zanzara e disposto a distruggere con un semplice oplà milleni di storia, d’amore e rispetto tra uomini e animali, e dall’altro di una legislazione nazionale a dir poco maldestra che nel tentativo di porre argine al fenomeno delle corse clandestine di cavalli ha fatto, come si suol dire, di ogni erba un fascio. Anzi, una fascina, di quelle che propria a San Martino si bruciano in onore di San Giuseppe. Solo ad una classe politica di cervelloni, come quella italiana, poteva venire in mente di mettere tutto legato nella medesima fascina e dargli fuoco.

Bene, andare da papa Francesco servirà a portare la Carrese oltre i confini locali e nazionali, servirà a darle una risonanza planetaria, di evento destinato ad essere tutelato, conservato, valorizzato e promosso, in Molise, in Italia, ovunque. Servirà a collocarla in una dimensione diversa, quella di patrimonio dell’umanità, un riconoscimento che questa nobile tradizione, che questa storia d’amore tra l’uomo e la Natura, merita come merita di essere destinata a durare.

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