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Senato molisano. La riforma Renzi, le mappine e i foulard

di PASQUALE DI BELLO

La riforma  in itinere per la modifica del Senato ha come elemento centrale l’elezione di secondo livello dei senatori. Spetterebbe, nel caso specifico, ai consiglieri regionali eleggere tra essi la rappresentanza destinata a varcare la porta di Palazzo Madama. Una iattura da evitare e che rischia di diventare il passaporto della mediocrità.  

Dopo aver visto il volto sorridente di Luigi Mazzuto, ultimo presidente eletto della Provincia di Isernia, accanto a quello di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, pensavamo di aver assistito a tutto quanto una politica impazzita possa offrire all’ilarità o, se preferite, alla disperazione delle persone normali. E invece non è tutto. Ad aggravare la situazione – il nostro discorso è circoscritto al Molise – ci sta pensando in prima persona il Capo del Governo, Matteo Renzi, con quella riforma del Senato che produrrà nella nostra regione ulteriori mostri rispetto a quelli già in circolazione. Mostri politici, s’intende.

E’ sin troppo evidente, salvo rarissime eccezioni, l’assoluta mediocrità della classe politica molisana. Per farsene un’idea, è sufficiente leggere gli interventi resi in aula (per chi li fa) da lorsignori consiglieri regionali, spesso rabberciati e al limite del raccapriccio tanto appaiono vaghi, approssimativi e privi di costrutto. Ma tant’è, e se abbiamo le Istituzioni piene di mappine che si credono foular è perché probabilmente ce lo meritiamo. Quello che invece non vorremmo meritarci mai, è che per uno strano gioco del destino una di queste mappine vada a fare il foular al Senato della Repubblica. Come noto, infatti, la riforma Renzi sta andando nella direzione di un Senato elettivo di secondo livello, una buggeratura che oltre al danno della mediocrità regionale aggiungerebbe la beffa della sua esportazione nazionale. Se si procede in questa direzione, saranno lorsignori consiglieri regionali a scegliere tra essi i senatori da mandare a Roma. Al Molise, se venisse riconfermato l’attuale dato, ne toccherebbero due. Non osiamo pensare chi saranno questi due padri, o madri, della Patria e non osiamo pensare a quante capriole e giravolte saremmo costretti ad assistere vista la spiccata propensione dei nostri rappresentanti al cambio di casacca. Non vorremmo, ad esempio, che qualche scalmanato politico seguisse l’esempio di Mazzuto, sommando allo stesso tempo lo status di consigliere regionale del Molise e senatore della Lega nord. Può sembrare un paradosso, ma in una Regione dove possiamo permetterci il lusso di comunisti con investimenti di quasi mezzo milione di euro in Borsa, luogo notoriamente destinato ai poveri e ai diseredati, possiamo aspettarci di tutto.

Ci rivolgiamo allora alla delegazione parlamentare molisana, considerando che sarebbe auspicabile un loro segnale in senso contrario ai desiderata renziani. Se lo è in generale una iattura, l’impossibilità di eleggere con voto popolare e preferenza il Senato prossimo venturo, lo è in modo particolare per il Molise. Sono in molti in questi giorni a stracciarsi le vesti per l’attentato Cottarelli all’autonomia del Molise, e da Frattura a Iorio è unanime il fuoco di fila contro il commissario alla spending review che vorrebbe cancellare la Regione dalla carta geografica. Sta di fatto, Cottarelli o no, che se pensiamo alle mappine che potrebbero continuare a credersi foulard in Senato, la voglia di cancellazione prende anche a noi.

 

 

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