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Regione, spese pazze coi soldi pubblici: arresti e condanne altrove, in Molise tutto ancora tace

di Pasquale Bartolomeo (direttore Isernianews)

Al setaccio delle Procure di quindici regioni d’Italia un vero e proprio mare di soldi pubblici: circa 60 milioni di euro assegnati ai gruppi consiliari, usati per acquisti folli e per finanziare spese stravaganti. Coinvolti circa 500 consiglieri regionali in tutta Italia di cui 393 risultano indagati e 75 rinviati a giudizio. E ancora, processi, condanne in primo grado e arresti in Sardegna, Campania, Lazio e Basilicata. In Liguria dopo i primi arresti, proprio in questi giorni sono scattate le manette per altre due consigliere regionali dell’Italia dei Valori. In Molise le indagini condotte dalla Guardia di Finanza sulle risorse spese dai consiglieri regionali delle passate legislature sono terminate il 24 giugno 2013. Queste le parole del comandante Verdolotti: “Parliamo di reati molto gravi, dal peculato all’appropriazione indebita. Il nostro lavoro è terminato ed è stato rimesso al vaglio dell’autorità giudiziaria”. Il fasciolo, infatti, è da più di un anno nelle mani del pm Nicola D’Angelo. Ma a che punto è l’inchiesta?

 

CAMPOBASSO. Settembre 2012, scoppia lo scandalo. Franco Fiorito, ex capogruppo Pdl in Lazio, diventa il simbolo del latrocinio nei Consigli regionali di mezza Italia: ha sotratto dalle casse del partito 1,3 milioni di euro. Nei mesi successivi, sono ben quindici le Regioni a finire nel ciclone giudiziario e nel mirino delle Forze dell’ordine. Un esercito di consiglieri regionali coinvolti, circa 500, e un altrettanto plotone di indagati, rinviati a giudizio e persino arrestati per l’uso illecito e improprio di risorse pubbliche assegnate ai gruppi consiliari regionali e impiegate per gli acquisti più improbabili e meschini. C’è di tutto nell’imbarazzante lista della spesa dei rappresentanti dei parlamentini di mezzo stivale: cresime, battesimi, automobili, biancheria intima, multe, necrologi, profumi, pc, pranzi e banchetti, viaggi e libri, regalie e omaggi. Rigorosamente e vergonosamente pagati con i soldi pubblici: un consolidato e spaventoso sistema di ruberie a danno delle casse dello Stato scoperchiato dalle inchieste avviate della magistratura che hanno travolto e sfasciato prima la giunta regionale del Lazio e poi quella della Basilicata, costringendole a nuove elezioni. A seguire, lo scandalo tocca la Sicilia, il Piemonte, la Campania, la Sardegna e così via. In Liguria, gli arresti hanno coinvolto proprio in questi giorni altri due consiglieri regionali, entrambi del partito di Antonio Di Pietro, ai quali la procura contesta spese effettuate con i soldi pubblici per acquistare frigo, vino, gratta e vinci, cartelle, zaini, portafogli e viaggi. In Molise, a condurre le indagini sulle spese effettuate dai consiglieri regionali, è stata la Guardia di Finanza che nel giugno dello scorso anno – per bocca dell’ex generale Fernando Verdolotti – portò a conoscenza dell’opinione pubblica l’esito dell’attività ispettiva: “Se la Corte dei Conti ha parlato di comportamenti al limite della legalità, io ritengo che ci troviamo di fronte a veri e propri comportamenti illegali.  Si configurano i reati di appropriazione indebita e peculato. La nostra parte è finita, l’ipotesi è ora al vaglio della magistratura e i provvedimenti rimessi all’autorità giudiziaria”. Tutto il carteggio, difatti, passa nelle mani del pm Nicola D’Angelo, lo stesso che la Procura di Campobasso volle affiancare al magistrato Fabio Papa nell’inchiesta che riguardava il Questore di Campobasso, Giancarlo Pozzo, indagato per favoreggiamento nei confronti del governatore Frattura, procedimento – poi – archiviato. Ad oggi, dopo dodici mesi, nulla ancora trapela sull’indagine che potrebbe far tremare la politica molisana: non si sa se e per quali consiglieri regionali è stato chiesto il rinvio a giudizio o se per la magistratura del capoluogo le spese effettuate dagli ex e anche attuali inquilini di Palazzo Moffa sono da considerarsi regolari e pertanto non costituiscono reato. Sembrerebbe che le situazioni emerse durante le indagini riguardanti i politici molisani non siano identiche per tutti sebbene lo spaccato descritto dall’ex generale della Finanza riguardo a “fatti indicibili e inenarrabili” lascia preoccupati e non poco. Così, se in mezza Italia 75 consiglieri regionali sono stati rinviati a giudizio, 20 sono sotto processo e molti altri sono stati già condannati in primo grado, in Molise bisogna ancora attendere con la speranza che la nostra regione non si allinei al sistema delle consolidate ruberie emerse in altre realtà.

 

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