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venerdì, Marzo 1, 2024

La domenica delle salme. Manca una settimana al voto, rischi e pericoli nel PD

AperturaLa domenica delle salme. Manca una settimana al voto, rischi e pericoli nel PD

di PASQUALE DI BELLO

Il PD, alla prossima tornata amministrativa, è il partito che corre i rischi principali nella contesa elettorale. In particolare a Campobasso dove il Candidato Battista, forte al primo turno, potrebbe trasformarsi in debolissimo al ballottaggio.  L’effetto Bersani è dietro l’angolo.

Tra una settimana i giochi saranno fatti e dentro gli scatoloni di cartone forniti dal Ministero dell’interno ci saranno i certificati di nascita e gli atti di morte politica per molti che in questa tornata elettorale rischiano di rompersi l’osso del collo o di venire alla luce di una nuova vita. Chi rischia più di tutto, chiaramente, è chi più di tutti ha qualcosa da perdere. Parliamo del PD che nei due principali centri, Campobasso e Termoli, presenta un proprio uomo a capo della coalizione di centrosinistra: Antonio Battista nel comune capoluogo e Angelo Sbrocca nella cittadina adriatica. Entrambi selezionati attraverso le primarie e ampiamente legittimati da un consenso preventivo espresso dai cittadini, o almeno dai cittadini del centrosinistra. Ma questo non basta. Le primarie, si sa, contano relativamente, ciò che invece pesa sono le secondarie e le terziarie. E sarà proprio qui, al terzo turno, che il PD rischia l’autopsia. La rischia, sia detto per inciso, soprattutto a Campobasso. Le terziarie, per capirci, sono il turno di ballottaggio del prossimo 8 giugno. Appare chiaro, salvo sorprese da considerare oggi mere ipotesi di scuola, che sia a Campobasso che a Termoli il ballottaggio più che una probabilità appare una certezza.

Allo scontro diretto – questa la nostra valutazione – è che vi andranno potenzialmente tre dei cinque concorrenti in corsa da entrambe le parti, sia nel capoluogo sia in riva al mare. A Campobasso se la giocheranno il candidato del centrosinistra, Antonio Battista, quello del Movimento 5 Stelle, Roberto Gravina e, infine, quello del Polo civico, Michele Scasserra. A Termoli, invece, lo schema che ci sentiamo di ipotizzare è questo: anche qui il candidato del centrosinistra, Angelo Sbrocca, quello del centrodestra, Michele Marone, e quello dei 5 Stelle, Nicola Di Michele. Gli altri, Gino Di Bartolomeo e Pino Saluppo a Campobasso, e Paolo Marinucci e Remo Di Giandomenico a Termoli, li vediamo fuori dai giochi. Difficile anche che trovino un ruolo in sede di ballottaggio: in prima battuta, si sa, sono i candidati a far salire il totalizzatore e al ballottaggio nessuno dei candidati a sindaco sconfitti potrà dirsi proprietario dei voti conseguiti. Al ballottaggio, sarà uno contro uno. E’ qui che il PD rischia di rompersi la noce del collo. E rischia soprattutto a Campobasso. Se a Termoli Sbrocca sarebbe in gara tanto in un confronto con Marone o con Di Michele, a Campobasso Battista ci appare debolissimo nel confronto con Gravina o con Scasserra. Il rischio di Sbrocca è un rischio politico, quello di chi potrebbe essere sconfitto da un rinascimento democristiano incarnato da Marone o da un voto massiccio di protesta incarnato da Di Michele; il rischio di Battista, invece, è quello di scontare le tensioni interne al PD che non si sono mai ricomposte dalle primarie, ma non quelle che hanno designato l’attuale candidato, ma quelle per la scelta del segretario regionale. E’ cosa nota che in quella circostanza lo scontro fu tra due blocchi: Frattura-Fanelli da una parte, Ruta-Leva dall’altra. La spuntarono i primi, con l’elezione alla segreteria regionale di Micaela Fanelli. Ruta, invece, si è preso la rivincita alle primarie del capoluogo, vincendo con Battista, candidato sul quale aveva puntato tutte le proprie fiches. Battista o la spunta al primo turno, o al secondo rischia di fare un tuffo mortale dentro una piscina vuota. Insomma, l’effetto Bersani, quello della vittoria a metà, è dietro l’angolo.

Gli unici che non rischiano l’incenerimento, sono quelli dell’Udc. A Termoli stanno col centrodestra e a Campobasso col centrosinistra. Per loro le elezioni sono come la tombola. A loro interessa prendere il tombolone, più che le cartelle, perché qualcosa da portare a casa ci scappa sempre. Ma questa è un’altra storia.

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