di PASQUALE DI BELLO

I numeri delle elezioni comunali di Campobasso e Termoli mettono i brividi: quasi mille e cento candidati per un totale di cinquantasei posti totali da consigliere. A ciò si aggiungono quaranta liste e dieci candidati a sindaco. Uno scenario pirandelliano che deve far riflettere.

Quelli di Pirandello erano in sei. Parliamo dei protagonisti della commedia “Sei personaggi in cerca d’autore”. I personaggi invece candidati alle elezioni amministrative di Campobasso e Termoli sono invece la bellezza di mille e cento (mille e novantasette, per precisione) e sono tutti in cerca di elettori. I numeri della questione fanno paura e devono fare riflettere. Per l’esattezza, a Campobasso i candidati a sindaco sono cinque, le liste collegate diciotto e i candidati seicentocinque: Luigi Di Bartolomeo (collegato alla lista di Forza Italia), Antonio Battista (collegato a undici liste: PD, Segnale civico, Centro democratico, Lab, Udc, Comunisti italiani, Realtà Italia, Partito socialista, Idv, Sel e Popolari per l’Italia), Roberto Gravina (collegato alla lista Movimento 5 Stelle), Giuseppe Saluppo (collegato alla lista Il capoluogo) e Michele Scasserra (collegato a quattro liste: Democrazia popolare, Campobasso nuova, Città amica, Polo civico).

A Termoli gli aspiranti primo cittadino sono anche qui cinque, collegati a ventidue liste per un totale di ventidue liste e quattrocentonovantadue candidati: Remo Di Giandomenico (collegato a cinque liste: Alba termolese, Termoli nuova, Popolari per Termoli, Termoli sì, Termoli giovane), Nicola Di Michele (collegato alla lista Movimento 5 Stelle), Angelo Sbrocca (collegato a cinque liste: Idv, Popolari per l’Italia, Vota per te Sbrocca sindaco, Unione per Termoli, PD), Michele Marone (collegato a sei liste: Nuovo centro destra – Udc, Fratelli d’Italia, Udeur, Alleanza per Termoli, Lista civica per Termoli, Forza Italia, Democrazia cristiana), Paolo Marinucci (collegato a quattro liste: Libera Termoli, Uniti per cambiare, L’altra Termoli – Nuova sinistra, Sel).

Facendo i conti della serva, ovvero una semplice divisione, abbiamo a Campobasso un candidato per ogni ottanta cittadini e a Termoli uno ogni sessantasette. Considerando i non votanti, i residenti all’estero, i bambini e gli astensionisti la media si abbassa sotto la metà del dato di ciascun comune, il che vuol dire che quelle in arrivo non saranno elezioni ma una vera e propria guerra, un assalto all’arma bianca per conquistare un voto che sia uno. Considerando che gli eletti, in totale, saranno complessivamente cinquantasei (trentadue a Campobasso e ventiquattro a Termoli), ben mille e quarantasette candidati torneranno a casa con le pive nel sacco.

La radiografia algebrica di queste elezioni è la pistola fumante, la prova regina, di un sistema che è al collasso, apoteosi di una trasformazione che ha fatto della politica dal luogo della condivisione al luogo dell’egoismo e dell’arrivismo. Noi non sappiamo quanti di questi candidati abbiano fatto i conti che abbiamo fatto noi ma, qualora li facessero, non crediamo possano dormire sonni tranquilli. Almeno coloro che aspirano allo scranno; gli altri, invece, riposeranno tranquillamente, poiché tra le degenerazioni in corso c’è anche quella del candidato di riempimento, ovvero di chi presta il proprio nome senza alcun interesse all’elezione e alla vittoria finale. Volti ignoti, presi in prestito dai soliti noti, a cui potremmo pirandellianamente dare un solo nome: Vitangelo Moscarda. Il protagonista di “Uno, nessuno e centomila”, colui che un mattino, guardandosi il naso allo specchio, non riuscì più a capire chi fosse. Ecco, queste elezioni, parlando solo di Campobasso e Termoli, si possono così sintetizzare: dieci candidati a sindaco, cinquantasei consiglieri comunali e mille e quarantasette Vitangelo Moscarda.

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