di PASQUALE DI BELLO

L’Udc si schiera a Termoli e Campobasso con i candidati a sindaco del centrosinistra, Sbrocca e Battista. Siamo alle prove generali per il passaggio in regione sul carro del presidente. A farne le spese, Rialzati Molise, costretta a riabbassare radicalmente le proprie ambizioni.

Anche a Termoli, dopo averlo già fatto a Campobasso affiancandosi ad Antonio Battista , l’Udc ha chiuso l’accordo col candidato del centrosinistra. Correrà, il partito di Casini, insieme ad Angelo Sbrocca, vincitore delle primarie di coalizione nella cittadina adriatica. E’ questo il preludio ad un salto regionale sul carro di Frattura col quale, in acque profonde, ci sono stati in più circostanze tentativi di avvicinamento. Del resto c’era da aspettarselo, la diaspora democristiana, mettendosi dietro a uno scudo e una croce, da sempre cerca di massimizzare la propria utilità marginale, zigzagando sul terreno politico e riuscendo sempre a fiutare da che parte tira il vento. L’unica circostanza nella quale il cimurro ha impedito alle canappie  scudocrociate di captare il senso del vento, è stato quando nell’inverno del 2013 decisero di correre per la Regione insieme a Michele Iorio, candidato che tutti (ma non ci voleva molto) davano perdente. Ma a ogni cosa, come a ogni cimurro, c’è un rimedio e questa volta a procurare l’aerosol c’hanno pensato le elezioni amministrative. In particolare quelle di Termoli è Campobasso sono per il partito di Pierfurbi una sorta di potente Argotone capace di stappare anche le narici più intasate. Due gocce, due sole, una a Campobasso e adesso la seconda a Termoli, hanno decongestionato le vie respiratorie dei piccoli Casini, dando così ossigeno a quello che sarà il passaggio successivo. L’accordo periferico, a breve, si concretizzerà in un accordo centrale attraverso un appoggio inizialmente esterno e poi organico al governo Frattura. Del resto il mancato rimpasto-tagliando di Giunta la dice lunga. E’ di tutta evidenza come sia fallito l’esperimento di Rialzati Molise, la formazione che ha Frattura ha portato un contributo cospicuo di voti (secondo solo al PD) e a cui non è stato in pratica riconosciuto niente. Nessun ruolo, per la formazione rappresentata da Vincenzo Cotugno: né istituzionale né di governo. Anzi, il processo di emarginazione pare a questo punto irreversibile e ad una probabile defezione di Cotugno, c’è già pronta la sponda con l’Udc che, già in qualche circostanza, ha mostrato di bene intendersi con Frattura. Insomma, da Rialzati Molise a riabbassati Molise: il modello ispirato da Aldo Patriciello (del quale a questo punto pare dolersi anche lui) sembra non aver dato alcun risultato. La democrazia a trazione familiare, in questo caso una cognatocrazia, per quanto legittima sul piano formale pare non reggere su quello sostanziale.

C’erto, farà una certa impressione vedere esponenti delle amministrazioni Di Brino e Di Bartolomeo passare allegramente da una maggioranza ad un’altra e vedere volti noti e con un passato di amministrazione attiva (in predicato c’è qualche assessore) contrapposti ai vecchi alleati e alleati dei vecchi avversari. E sarà interessante osservare la reazione di altri partiti del centrosinistra, quali Sel o l’Italia dei valori, a questi passaggi disinvolti da centrodestra a centrosinistra. La politica italiana, da Roma alla periferia dell’impero, dalla periferia del Molise al palazzo del potere regionale, è ormai ai titoli di coda. Quella a cui assistiamo è una crisi irreversibile dovuta ad un ribaltamento generalizzato di valori e identità e, più di ogni cosa, dalla sostituzione di un principio comunitario che regolava la vita dei vecchi partiti con una sola parola, trasversale e velenosa: egoismo. Ecco, se c’è una cosa che uccide il futuro di tutti è questa: una classe (si fa per dire)  politica avvelenata dalla bulimia di potere.

 

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