di PASQUALE DI BELLO

L’estenuate interdizione romana rischia di far saltare per aria il centrodestra termolese. Lo stallo determinato dalla mediazione di Gianfranco Rotondi, commissario regionale di Forza Italia, è l’ennesima umiliazione politica alla quale è sottoposto il Molise.

Alla presenza dell’indistruttibile Pierluigi Lepore, una specie di Tarzan del centrodestra, si è tenuto a Roma un incontro tra gli aspiranti del centrodestra alla carica di sindaco di Termoli e il del commissario regionale di Forza Italia nel Molise, Gianfranco Rotondi. Lepore, segretario regionale del partito berlusconiano, e il proconsole di Silvio catapultato in Molise, hanno incontrato Antonio Di Brino, Rita Colaci, Alberto Montano e Francesco Roberti, tutti interessati alla candidatura a primo cittadino della città adriatica. Candidature, sia detto per inciso, tutte legittime. Oltre a Di Brino, sindaco uscente, gli altri tre sono amministratori da tempo e militanti nel centrodestra. Il problema, quindi, non sono loro. Il problema, l’atavico problema del centrodestra molisano, l’annoso problema dell’intero Molise è quello di veder deciso in sede romana quello che, invece, andrebbe deciso in loco. In quest’ultimo caso, inoltre, c’è un’aggravante: quella del commissariamento di Forza Italia, affidata ad un uomo che il Molise l’avrà sentito solo nominare in seconda elementare. Inquieta davvero la pervicacia, la perseveranza e l’ostinazione con la quale Silvio Berlusconi ha da tempo inteso ridurre il Molise ad una sorta di scendiletto dei propri appetiti elettorali e ad uno stanzino delle scope dove infilare qualche ramazza che non trova posto altrove.

Sta di fatto che in questa circostanza, dopo l’interruzione traumatica dell’amministrazione Di Brino, rovesciata con un colpo di palazzo un anno prima della propria naturale scadenza, il centrodestra adesso sta facendo di tutto per avviarsi alla catastrofe. Per evitarla, basterebbe un atto di coraggio, capace di restituire ad un popolo umiliato dai Rotondi chiamati a colonizzare il Molise, dignità e orgoglio. Basterebbe che tutti e quattro gli aspiranti sindaci, in posa davanti ad un fotografo, si lasciassero immortalare nel compimento di un gesto, quello inequivocabile dell’ombrello, e inviassero lo scatto che li ritrae con tanti saluti a Rotondi, a Berlusconi e a tutti i Cortez romani. Di certo, una deriva così pericolosa e vergognosa, con La Penna e D’Aimmo non sarebbe certo avvenuta. Non lo avrebbero consentito. Ma è inutile parlarne, i due illustri parlamentari termolesi sono ormai passati a miglior vita. Sulla riva adriatica, invece, quella che resta è la peggior vita politica mai vista dal dopoguerra ad oggi. Quello che trapela, a microfoni spenti, è un’irritazione crescente verso questa condizione di sudditanza romana. Molti cittadini e, soprattutto, molti elettori del centrodestra, sono pronti a voltare le spalle alla propria coalizione, al proprio partito o movimento politico di provenienza. Cittadini pronti a prendere altre strade o, peggio, a disertare le urne. Noi non sappiamo chi possa mettere un fiocco in testa a Rotondi e rispedirlo al mittente, ma è indispensabile che qualcuno lo faccia.  Diversamente, il centrodestra uscirà da questa prova debole e frammentato e il pallino, gira che ti rigira, continuerà a restare nemmeno più nelle mani dei Tarzan di turno ma finirà direttamente tra le zampe di qualche primate.

 

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